Una vita in rosé

Guardare il mondo con le lenti rosa non è mai una cattiva idea. Rende il globo più piacevole e il futuro più accettabile. Del resto anche gli ottici avvertono: le lenti rosa degli occhiali da sole (con quelle azzurre) sono quelle che «tingono» di più il mondo che ci circonda. Quindi, perché no?

La vie en rose comincia dal bicchiere. L'estate del 2017 passerà alla storia (vabbè, forse stiamo esagerando: ci accontentiamo della cronaca) per esser quella della rivincita del rosato. Che è un po' la riscossa dei terzi incomodi, di quelli che dove li metti stanno, di quelli che sapendo fare un po' di tutto sembra che non sappiano fare mai nulla.

I rosati dunque. Vini su cui pesano come marchi di infamia pregiudizi duri a morire.

Dice: ma sono fatti mischiando rossi e bianchi. Non è vero. La legge lo vieta salvo in alcuni casi per gli spumanti. I vini rosati devono il loro colore a un particolare metodo che prevede un limitato contatto del mosto con le bucce, che sono responsabili della pigmentazione del vino grazie a cose dal nome strano come antociani e flavonoidi.

Dice: non sono né carne né pasce. Forse è vero, ma stanno bene sia con l'uno sia con l'altro.

Dice: non esiste un vino rosato di alta qualità, salvo negli Champagne. Andate a compulsare le ultime guide e scoprirete che invece ce ne sono molti.

Dice: i rosati sono tutti uguali. Uff, che noia. Di rosati ce ne sono un monte. Prendete le sfumature del colore, che rimpiranno quattro righe di questo articolo: salmone, buccia di cipolla, cerasuolo, chiaretto, petalo di rosa, lampone, corallo, marmo rosa, albicocca, mango, melone, mandarino, mattone. Siamo arrivati a quattro righe? Sì, ci siamo arrivati. Fiu.

Dice: sono vini da donna. Ma negli ultimi anni sono stati catalogate in questo modo molte delle più prepotenti mode enologiche: il Gewürztraminer, il Franciacorta Satèn, le bollicine in genere, i rossi delicati, i bianchi minerali e così via. Per la serie: se non capisci una tendenza, di' che è da femmine.

Dice: un rosato non ti regala mai grandi emozioni. Forse è vero, ma nella vita le emozioni vere sono poche e un'ottima ordinaria amministrazione non è poi un destino così disdicevole.

Dice: ma a me piacciono i rossi. Buon per te, ma il rosato ha molto dei vini rossi ma in compenso può essere servito anche fresco.

Dice: ma a me piacciono i bianchi. Ce ne faremo una ragione, ma con un rosato si ha freschezza e delicatezza ma con un maggiore bagaglio di abbinamenti.

Dice: ma a me piace il vino fresco. E non si dice forse «fresco come una rosa»?

Dice: ma... Basta, con le obiezioni, beviamo.

Cosa? Un rosato.

Le migliori regioni italiane per il drink pink sono: l'Abruzzo e i suoi Cearasuolo da uve Montepulciano, la vera dimostrazione della parentela tra un grande rosso e un grande rosato. Il Veneto e i suoi eleganti Chiaretto, che siano di Bardolino o del lago di Garda. La Puglia e in particolare il Salento con i suoi temperamentosi Negroamaro. L'Alto Adige e i suoi Lagrein, che del resto anche nella versione rossa sono piuttosto stinti, una via di mezzo tra rosato e rosso. La Calabria con i suoi Cirò e con i suoi autoctoni da uve Magliocco e Gaglioppo. La Lombardia con certi Franciacorta e con certi Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese.

La vita è bella quando è vista con occhiali rosa. E con un bicchiere rosa. Perché non tutto è rose e fiori, ma quasi. Buona estate. In rosa.