La vita secondo Eduardo al Teatro dell’Arte

Brevi schizzi d’ambiente Personaggi irrequieti

Sergio Rame

Dalla delicata ironia all’umorismo amaro, fino al gioco comico del teatro nel teatro. Quali fantasmi, la pièce portata sul palcoscenico del Teatro dell’Arte in questi giorni da Alfonso Santagata, attraversa il mondo di Eduardo De Filippo legando, in un unico meccanismo drammatico, gli atti unici Gennareniello, Amicizia e Il cilindro. Come in un solo respiro, si snoda un percorso a ostacoli retto da equivoci e travestimenti.
Brevi schizzi d’ambiente. Personaggi dai temperamenti pratici e fantasiosi, irriverenti e inquieti, artistici e stravaganti. In scena le rispettive debolezze e gli inevitabili bisticci. Un pensionato, che non sa rinunciare alle illusioni della civetteria femminile, gongola - lacerato - fra una raggiunta maturità e una mai sopita gioventù. La moglie, donna quanto mai solida e concreta, si scopre preda di una violenta gelosia, che mette a rischio la sua unione e fa vacillare l’intera impalcatura della famiglia e del suo vicinato.
In Amicizia vi è il rovesciamento crudele e mordace del nobile sentimento che dà il titolo all’atto unico. Al centro della vicenda l’agonia di un malato. Accanto a lui la sorella e il conforto di un amico fraterno (destinato a subire il colpo finale di un inaspettato segreto).
«Il cilindro - spiega il regista - rappresenta il copricapo eterno e miracoloso che il protagonista, un ex custode di teatro, indossa per realizzare le sue magie quotidiane: intimidire i creditori, raggirare i malcapitati, impressionare gli sprovveduti».
Il mondo di Eduardo De Filippo si esprime a pieno in questi testi in cui si ritrovano tutti gli elementi del suo teatro: meccanismi comici e invenzioni grottesche, ambiguità e mistero, ironia e paradosso. L’elemento magico ritorna nei tre atti unici a introdurre la metafora dell’illusione teatrale, destinata a dissolversi rapidamente come il provvisorio potere che la finzione esercita sulle cose.
Anni fa lo stesso Eduardo, durante una sua lezione di teatro, aveva spiegato che «gli attori non devono servire i personaggi, ma al contrario sono i personaggi che devono servire gli attori».