Una vita senza squilli: ecco il popolo degli anti telefonino

Il mondo è dipendente dal cellulare, in Europa solo una persona su dieci ne fa a meno. Una scelta controcorrente: per abitudine o convinzione. Resta sempre l'alternativa: il telefono fisso e qualche cabina telefonica sparsa qua e là

Ribelli, dinosauri, anticonformisti. Fuori dal mondo, oggi: odiano il telefonino, lo squillo impertinente che ti segue ovunque, la reperibilità a ogni secondo del giorno e della notte, e mal sopportano pure la gente che non capisce proprio come facciano a vivere senza. È il popolo che dice no cellulare, sul serio.

È un popolazione poco numerosa: in Europa soltanto uno su dieci. Tutti gli altri, il novanta per cento, sono la quotidianità: milioni di persone dipendenti da un segnale ballerino. In Italia è una sindrome nota: nel nostro Paese ci sono più schede che abitanti, 70 milioni di carte sim, per la gioia dei collezionisti. C’è chi, come il presidente emerito Francesco Cossiga, ha una scorta di una trentina di cellulari e chi, invece, neppure uno. Una scelta radicale compiuta da circa 14 milioni di italiani. Rifiutano quella che è ormai considerata un’appendice indispensabile e riescono anche a fronteggiare l’ansia. Resistono alle insistenze di amici e parenti, ignorano gli sguardi interrogativi e, ogni volta, spiegano pazienti che vivono comunque tranquilli e felici. E non spediscono neppure un messaggino, nonostante scrivere sms sia uno sport nazionale: ogni giorno gli italiani ne inviano circa 60 milioni.

Loro, niente. È un piccolo segreto di sopravvivenza, di cui non fanno mistero: l’hanno confessato il cantautore Francesco Guccini e l’intellettuale Massimo Fini, per Mario Capanna è tutt’uno con una scelta di vita, persino Tom Cruise snobba il telefonino, insieme all’email. Il giornalista sportivo Maurizio Mosca lo buttò dal finestrino dell’auto anni fa; poi, recentemente, è ricaduto in tentazione in diretta tv. Lo scrittore Enrico Brizzi ha un apparecchio, ma non lo accende mai: tocca alla moglie rispondere.

Scelte singole ma, anche, tipi umani. La fenomenologia l’ha tracciata il quotidiano The Independent. C’è il rifiuto dal sapore luddista: l’antitecnologico di professione, dedito a un mestiere creativo, che svolge da casa. Se ha avuto a che fare con un telefonino, probabilmente l’ha perso o dimenticato in un cassetto. Altri ne fanno una questione di privacy. Non sopportano il trillo che interrompe una conversazione, un viaggio in treno o una cena. Per loro il telefonino è un’arma di distruzione della pace e della serenità. E poi sanno che è un vizio: una volta che lo tocchi, non potrai più farne a meno. E allora addio silenzio. Poi ci sono gli spiriti liberi, quelli che non si pongono la domanda fatidica: e se succede qualcosa? Loro sono convinti: se sorge un problema, ci sarà anche il modo per risolverlo. Al peggio, ogni tanto si trova ancora qualche cabina.