La vita spericolata della kamikaze belga

Un teste: «Altre donne sposate con islamici potrebbero imitarla»

da Bruxelles

Si allarga in Belgio e assume contorni inquietanti l’indagine sulla prima donna europea kamikaze in Irak, Muriel Degauque, 38 anni, una vita movimentata e spericolata, cominciata in un piccolo borgo vicino a Charleroi, in una famiglia di umili origini, che ha già perso in un incidente stradale un figlio di 24 anni.
Contro sei delle quattordici persone fermate mercoledì è stato emesso un mandato d’arresto con l’accusa di appartenere a un’«organizzazione terroristica». Cinque sono in carcere e una, un belga di origine tunisina, è in libertà condizionale. Gli arrestati sono un tunisino, un belga, e altri tre belgi, rispettivamente di origine tunisina, algerina e marocchina.
La polizia, dopo aver scoperto le generalità della protagonista dell’attacco suicida - che risale al 9 novembre - seguiva alcuni sospettati, ma ha dovuto accelerare i tempi e passare ai fermi e alle perquisizioni per una fuga di notizie.
A Bruxelles si esamina con attenzione la testimonianza di Mohamed Rena, un diciottenne belga di origine marocchina, arrestato il mese scorso a Rabat. Secondo Rena, diverse donne sposate con islamici radicali in Belgio sono disposte a imitare Muriel.
«Nostra figlia ne ha combinate di tutti i colori, sin da molto giovane», hanno raccontato i genitori: fughe da casa, cattive amicizie, droga e furti. Dopo aver sposato un immigrato turco si era presto separata, e si era messa con il belga-marocchino Issam Goris, di sette anni più giovane, convertendosi all’Islam. Quando Goris è stato ucciso dai soldati Usa, Muriel si è fatta esplodere a Baaquba contro una pattuglia della polizia locale, uccidendo cinque agenti.