Una vita sul ghiaccio a 130 all’ora

Il nome sembra strappato ad un festino di Halloween: Skeleton. Invece viene dalla Svizzera e dice molto dell'essenzialità di questo sport. Pancia in giù a capofitto nella vita, su un esile «slittino», si vola sul ghiaccio a 130 chilometri l’ora. Non si può frenare. Non c'è tempo per ripensarci.
Dany Locati, 29 anni da Villasanta e Stefano Maldifassi, 36 anni milanese, hanno vissuto così, per oltre 10 anni, scrivendo da atleti la miglior storia sportiva italiana del settore: 5 titoli tricolore ciascuno e importanti piazzamenti in coppa del Mondo, Mondiali e Olimpiadi, culminati per Locati con il nono posto ai Giochi di Salt Lake City nel 2002 e l'ottava piazza nel 2004 ai Mondiali di Koenigsee. Niente male per una disciplina che nel nostro Paese spaventa le mamme e non vanta grosse tradizioni, non fosse per quel Nino Bibbia, atletico fruttivendolo valtellinese che, proprio scapicollando con uno skeleton giù per l'interminabile Cresta Run, il budello ghiacciato di Sankt Moritz, nel 1948 vinse l'oro e regalò così all'Italia la prima medaglia olimpica di tutti i tempi.
Oggi Locati e Maldifassi sono pronti alla seconda manche della loro carriera. «Più che altro è bastato evitare un lavoro in ufficio» spiega Dany Locati. Entrambi hanno accettato l'invito della Federazione sport invernali di continuare a lavorare a bordo pista. Maldifassi è il nuovo direttore tecnico, Locati è una fra le più giovani allenatrici italiane. «La mia passione è ancora in pista, accanto agli atleti: per ora non ho nostalgia di “buttarmi giù” (sic!) - dice Locati - ma ho voglia di trasmettere la mia esperienza». Locati ha scorza dura e fair play da vendere: oggi la più promettente atleta del team, Costanza Zanoletti, è la stessa che le «sfilò» il posto alle Olimpiadi. «Nello sport parla il cronometro - spiega la neo allenatrice -: mi brucia il pensiero di non aver gareggiato ai Giochi di casa, che ho atteso per una vita, ma la mia compagna si era dimostrata più forte e il posto per Torino era uno solo». Anche Maldifassi non ha partecipato ai Giochi per un soffio. Un brutto soffio che l'ha sbattuto in terra in bicicletta, mandandolo in coma: «Per questo dico ai ragazzi che lo skeleton va provato: a volte è più insidioso pedalare con una Graziella!». Gli fa eco Locati: «Partendo gradualmente, dalle curve più basse di una pista, non è poi diverso che lanciarsi a Gardaland da Blue Tornado».
«Ai loro tempi» l'Italia non aveva impianti adatti allo skeleton e la squadra viveva in perenne trasferta in Austria o Svizzera. Ora i Giochi hanno portato a Cesana Pariol un budello di ghiaccio che il mondo ci invidia. «Ai loro tempi» il budget federale non è stato sempre adeguato: per comprarsi una slitta (oggi costa 4-6mila euro senza pattini) oltre al supporto di mamma e papà, Locati ha fatto mille lavori, Maldifassi ha pensato di mettere a frutto gli studi in ingegneria meccanica: «Disegnavo i pattini dello skeleton, prendendo spunto da quelli dei miei avversari e poi me li facevo realizzare da artigiani italiani: qui nessuna azienda produce questi attrezzi». Poi c’è stato un prezioso amico che s'è venduto un Maggiolino d'epoca per aiutarli.
Oggi molte cose sono cambiate: alcuni ragazzi ancora si comprano le slitte da soli, altri usano quelle federali, Locati ha messo a disposizione le sue, ma in compenso i ragazzi hanno, grazie a Fisi e Coni, maggiori mezzi economici e perfino uno psicologo a disposizione. L'obiettivo più ambizioso per tutti è Vancouver 2010 ma in mezzo Maldifassi e Locati scommettono che sentiremo parlare di loro. Anche la loro gara continua.