La vita del «Trombato» nei veleni della politica

Nel titolo l'icona simbolo della Prima Repubblica. Prassi dura a morire, che potrebbe obbedire alla legge di Lavoisier o al Brachetti che brucia i travestimenti in una manciata di secondi. Stringato e caustico, Salvatore Amedeo Zagone schizza «l'illusoria scalata al potere di un uomo qualsiasi» ne Il Trombato. È già tutto lì, nella parola gridata tra cinismo e ironia. Non scappi, cambiagli nome e luogo, datti giustificazioni al limite dell'onestà intellettuale. Niente. Meccanismi rodati e consolidati, Zagato ci fa un giro semplice, ci costruisce una storia normale. Già, normale. Si mette sulle tracce di Luciano Serra, un giovane imprenditore svizzero del canton Grigioni, che accetta di candidarsi alle elezioni politiche del suo paese. Passionale e irruento, sa poco di strategie. Sa poco di management elettorale. I suoi comizi viaggiano su idealismi e valori e quagliano poco sul concreto. Ma va bene così, ci pensano i suoi a preparagli le piazze, convincono il prete trascinatore d'una protesta di paesani a votare per lui in cambio di. Un incipit in crescendo, e quasi ci credi che Serra possa vincere, il Sottosegretario lo ha rassicurato, brindisi, strette di mano propiziatorie. L'autore ti fa salire sul carro, gustare a quattro ganasce la vittoria, per sbatterti poi sul tavolo il risultato vincente dell'altro candidato, Mariano Tonelli.
È la moglie Rosetta a raccogliere un Serra in ginocchio e furioso quando riceve il contentino del titolo «cavaliere». Amarezza e frustrazione, qualcosa di orgoglio e forza che si ribella, che prende le distanze da una smodata melassa riparatrice. Per poco però. C'è un'altra proposta, una carica che non sostituisce certo il cadreghino in Parlamento, ma ci può stare quanto a tornaconti: fare il presidente del Consorzio Ram, «costituito in valle per la rigenerazione dell'alta montagna». Tradotto: finanziamenti da destinarsi ad imprese sul territorio. Un balletto che Zagone conduce con arguzia e al limite del paradosso, dalla contessa Ravizzari che chiede soldini per un allevamento di visoni a lacci e laccioli da soddisfarsi per gli amici degli amici. Poi la cesura e il cambio di scena, che piccoli personaggi crescono. Il set diventa Roma e le sue case nobiliari. Cronache di ricchi amanti: Serra che intreccia una liason amorosa con Mimma de Sortiz, cugina della principessa Olga. Serra che si trasforma, «un modello creato dalla fantasia bizzarra di quella donna, un fantoccio del quale andava orgogliosa, il prodotto perfetto della sua vanità romana, la misura del suo egoismo». Uno schizzo mirabile a sintetizzare l'evoluzione al contrario. Risucchiato nel ventre di una Roma politica decantata nelle dimore che contano. Poi il decreto di nomina nella Commissione Mista Tecnico-Parlamentare per gli scambi commerciali con l'Unione Sovietica. L'incarico sollecitato da Mimma a Sua Eccellenza per Serra. E non a caso attribuito, «che la nostra è una democrazia da letto». Tu ti dai io ti do. Fin qui Serra ci arriva, senza giri di parole. Lei che rientra al mattino con la toilette della sera prima e lui che eufemisticamente «ebbe la certezza di non avere interpretato male le premure di Sua Eccellenza verso Mimma quando fecero visita al Sottosegretario». Graffiante e tragico.
«Il trombato. L'illusoria scalata al potere di un uomo qualsiasi» di Salvatore Amedeo Zagone. MEF - L'Autore Libri Firenze, 218 pagine, 18,90 euro.