La vitalità di Schiff per le Sonate di Beethoven

Doppio l'avvenimento. Per due si deve moltiplicare - per ora - la portata dell'evento rappresentato dalle Sonate di Beethoven eseguite al pianoforte da András Schiff. Accaduto anzitutto dal vivo sul palcoscenico della Tonhalle di Zurigo prescelta per l'acustica d'eccezione. Ripetuto poi con l'incisione del concerto registrato nel novembre del 2004. E doppio - per ora - il cd (il primo, con le opere 2 e 7 è uscito l'anno scorso): per ribadire con la proposta delle opere 10 e 13, l'invito a esplorare la summa del genio beethoveniano. Contenuto in nuce e in toto nel ciclo di queste sonate composte tra il 1795 e il 1822. Sviluppato in 32 creazioni di eterogeneità stilistica impressionante. E raccolto nel «Nuovo Testamento» del musicista - disse Hans von Bülow delle Piano Sonatas - per cui Ecm progetta un'imponente edizione in otto volumi. Alla novità della testimonianza contribuisce senz'altro l'interpretazione di Schiff. Che, raccolta e messa a frutto la tradizione esecutiva di Schnabel, Fischer, Kempff or Arrau (suoi illustri predecessori), la fa sbocciare nella più autentica vitalità: «Solo se accade dal vero, se è eseguita dal vivo - sostiene il pianista ungherese -, potrà suonar vera viva vivida e vitale la musica per chi l'ascolta».

András Schiff, Ludwig van Beethoven The piano sonatas Vol II op. 10 e 13 (Ecm)