Vitalizi decurtati, verso una norma bipartisan

da Milano

«“Suo padre doveva morire prima”. Così mi hanno risposto all’Inpdap, quando sono andato a chiedere spiegazioni sul perché la pensione versata a mia madre era di soli 800 euro contro i 1.100 che spettavano a mio padre dopo 48 anni di lavoro nelle Ferrovie. Poi mi hanno spiegato cosa volevano dire: che essendo lui morto dopo la riforma Dini, anche se era andato in pensione prima, nella reversibilità l’indennità integrativa speciale veniva ridotta al 60%. Finalmente, l’anno scorso, abbiamo saputo dalla Fastpensionati che si poteva fare ricorso, e l’abbiamo presentato: ma adesso si è fermato tutto, forse per sempre. Ormai sono pensionato anch’io, con mia madre di 81 anni, cardiopatica e bisognosa di accompagnamento. E quei soldi non credo che li vedremo più».
La storia del signor Liborio Di Stasio è una delle tante che approdano ai sindacati dei pensionati, che da anni si battono per la restituzione dei loro diritti. «E la Corte dei Conti ci aveva sempre dato ragione - spiega l’avvocato Alfonso Mancino, 50 ricorsi vinti all’attivo e 500 in corso in tutta Italia - addirittura nel 2002 la sezione centrale, come dire la Cassazione: da quel momento in poi, la strada era in discesa. Era solo questione di tempo, ma tutti i ricorsi sarebbero stati vinti: e ad avere titolo per presentarli ci sarebbero quasi 200mila persone. E allora ecco la norma in Finanziaria, che è aberrante - sottolinea il legale - perché prima interpreta una legge dopo 10 anni e poi addirittura la cancella, togliendo la possibilità di far valere i propri diritti. Giustamente la Corte dei Conti di Palermo l’ha rinviata alla Consulta. E io farò la stessa richiesta a quella di Napoli, in nome dell’articolo 3 della Costituzione, che garantisce l’uguaglianza e dell’articolo 36, che garantisce il diritto a una retribuzione dignitosa».
In attesa delle decisioni della Corte Costituzionale, si attiva il mondo della politica. In prima fila il capogruppo di An alla commissione Lavoro e vicepresidente della commissione bicamerale di controllo sui bilanci degli enti previdenziali, Nino Lo Presti: «È necessario correggere al più presto questa norma surrettizia che vuole bloccare diritti già affermati, con tanto di sentenze della magistratura contabile, e farne una di miglior favore per i pensionati. Intendiamo quindi lavorare per una norma correttiva che anticipi la pronuncia della Corte Costituzionale, a cui seguirà certamente un aumento del contenzioso; e pensiamo a un’iniziativa bipartisan».
Una strada possibile: «Oltre alla senatrice Palermi del Pdci-Verdi, ci sono altri parlamentari della maggioranza che mi hanno scritto per chiedermi spiegazioni a seguito delle denunce pubbliche, da parte della nostra organizzazione sindacale, a proposito del blitz sulle pensioni di reversibilità - spiega Agostino Apadula, segretario nazionale di Fastpensionati - evidentemente quando hanno votato la Finanziaria non si erano accorti dell’esistenza dei commi punitivi. Comunque, non intendiamo mollare: le nostre sollecitazioni continuano, e anche le interrogazioni parlamentari».