Vitalizi, i sindacati salgono gli scalini «Ma prima rivalutiamo gli assegni»

Uscita dal lavoro a 60 anni con 35 di contributi. La sinistra radicale frena

da Roma

Scalini al posto dello scalone. E rinvio del nodo dei coefficienti di trasformazione, sulla base dei quali viene calcolata la pensione. Il tavolo sulla previdenza non è ancora ripreso. Ma il richiamo del governatore di Bankitalia Mario Draghi lascia intravedere quello che potrebbe diventare l’esito della trattativa. Che dovrebbe avere tempi brevi. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha chiesto di accelerare il confronto. Per quanto riguarda i coefficienti ha precisato che il sindacato vuole applicarli, ma «intendiamo poterli rivedere e renderli più intelligenti, perché così come sono penalizzano troppo i giovani che domani andranno in pensione». Anche per il leader della Uil vanno cambiati.
Parole che fanno pensare ad un’apertura su uno degli argomenti tabù per le organizzazioni sindacali, che si sono sempre rifiutati di avallare un taglio alle pensioni. «Prematuro» parlare di apertura, ha assicurato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Prima bisogna pensare «alla rivalutazione delle pensioni, al secondo livello di contrattazione nel pubblico e nel privato e agli ammortizzatori».
Come dire che, visto che l’intesa sulle pensioni deve essere trovata prima del varo del Dpef e quindi prima di luglio, l’unica alternativa è un rinvio del capitolo coefficienti. L’intesa potrebbe quindi riguardare solo la trasformazione dello scalone della riforma Maroni (età pensionabile da 57 a 60 con 35 anni di contributi a partire dal 2008) in un aumento più graduale, mentre sui coefficienti potrebbe passare un richiamo generico. Un po’ come è successo con gli statali, che hanno ottenuto gli aumenti e hanno rinviato al prossimo rinnovo la durata triennale del contratto.
Il passaggio agli scalini potrebbe comunque rivelarsi meno facile del previsto. A dare battaglia è la sinistra radicale. In particolare ieri è stato il Partito dei comunisti italiani a spiegare al governo e al ministro del Lavoro Cesare Damiano che anche con l’aumento graduale «non ci siamo». Perché, spiega Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci al Senato «questa è la proposta del governo Berlusconi. Maroni fece lo scalone perché voleva aumentare l’età pensionabile, ma disse che si sarebbe dovuto trovare il modo di rendere l’operazione meno traumatica. La proposta di Damiano è la traduzione esatta di questa volontà».