Vite spezzate e misteri: la Liguria si tinge di nero

Vite spezzate, storie misteriose, intrighi inspiegabili, violenza teppistica e vicende in grado di scatenare cent'anni fa come oggi l'opinione pubblica: c'è tutto questo e molto altro in «Liguria criminale», l'ultimo libro della scrittrice genovese Emanuela Profumo che indaga, senza morbosità, il lato noir della nostra regione.
Dai serial killer Donato Bilancia e Maurizio Minghella fino alle giornate del G8, passando per gli anni di piombo e alcuni celebri suicidi, il volume penetra con scrittura pulsante nelle pieghe inconfessabili della cronaca più pura che, colorata qua e là dalla leggenda e dalla suggestione, è entrata nella storia delle quattro province liguri.
«L'essenziale è invisibile agli occhi», scriveva Antoine de Saint-Exupéry nel magico «Piccolo principe»; «L'essenziale è invisibile agli occhi... perché si arriva ad uccidere?», si domanda oggi l'autrice di questo libro, edito dalla Newton Compton, e la sua domanda è destinata a rimanere senza risposta in tutti i brevi e incisivi capitoli che raccontano decine di fatti di sangue dalla Repubblica di Genova in poi.
C'è la giustizia della Superba in grado di comminare pene tanto feroci quanto incomprensibili e c'è la prostituzione dei carruggi che ben prima di essere sublimata da De Andrè aveva già una sua precisa mitologia, ci sono i grandi delitti d'amore e ci sono le storie mediatiche che da Luigi Tenco a Enzo Tortora hanno stritolato carriere e distrutto vite, e c'è infine la Liguria di oggi dove il sangue è sceso in strada per un meeting internazionale e per una partita di calcio: c'è un po' di tutto nelle pagine di Emanuela Profumo ma c'è soprattutto il dolore che nasce dal crimine e che emerge da ogni singola vicenda. Il volume ricostruisce per esempio la storia della «Banda dei vitelli» di Bargagli la cui memoria si perde apparentemente negli anni '40 ma sul cui mistero lungo decenni aveva riacceso i riflettori proprio il Giornale sette mesi fa in relazione ad alcune morti misteriose; il libro dà pure spazio, inoltre, ai gialli più classici e crudeli come quello del Bitter, che scosse Arma di Taggia nel 1962, o quello che si portò via Milena Sutter a soli 14 anni nel 1971.
«Liguria criminale», insomma, è un bagno, quasi pulito, nella cronaca nera, utile per comprendere evoluzioni e movimenti della nostra società senza alcun compiacimento nei confronti di tanta efferatezza: non c'è infatti gratuità morbosa nel ripercorrere storie così tristi, scrive l'autrice stessa nel volume «ma talvolta è davvero difficile guardare a questi assassini con il cuore».
«Liguria criminale» di Emanuela Profumo, Newton Compton editori, 246 pagine, 14,90 euro.