Viterbo, un aeroporto da 8 milioni di transiti

Il ministro Bianchi: «In esercizio entro tre anni ma a regime per il 2020» Un coro: Regione scavalcata

(...) è quello di Viterbo». Dunque toccherà allo scalo del capoluogo della Tuscia, attualmente sede della scuola marescialli dell’Aeronautica militare, con una pista da 1.500 metri che dovrà essere adeguatamente allungata, sostituire progressivamente il Pastine di Ciampino nel sistema aeroportuale laziale, specializzandosi nei voli «low cost» il cui boom ha congestionato in modo quasi insostenibile il secondo aeroporto romano. Il problema è quello dei tempi. Perché Ciampino presto dovrebbe ridurre i voli in partenza e in arrivo. Il taglio stabilito dall’Enac da 138 a 100 voli giornalieri al Pastine è stato temporaneamente sospeso dal Consiglio di Stato, ma grava come una minaccia su Ryanair e sugli altri vettori che hanno portato in pochi anni da 800mila a quasi 5 milioni i transiti di passeggeri a Ciampino. Un dato importante, che ha contribuito in maniera decisiva al rilancio del turismo a Roma. È quindi interesse di tutti fare presto per non soffocare uno dei pochi settori in espansione dell’economia locale. «Entro il 2020 - ha detto Bianchi - lo scalo dovrà essere in grado di assorbire sei-otto milioni di passeggeri l’anno». L’entrata in esercizio, secondo Bianchi, avverrà invece entro i prossimi tre anni. Da parte sua l’Enac, per bocca del presidente Vito Riggio, ha espresso la disponibilità ad «avviare subito la fase operativa per il potenziamento del terzo aeroporto del Lazio».
In verità sulla decisione presa dal ministero c’è più di una perplessità. Il principale limite di Viterbo, infatti, sono i collegamenti difficili con Roma via gomma e via ferro. Ora come ora chi arrivasse nello scalo viterbese dovrebbe sobbarcarsi un viaggio di almeno un’ora e mezzo per giungere nella capitale. Ma i tecnici del ministero hanno comunque privilegiato il capoluogo della Tuscia perché l’aeroporto militare di Viterbo è l’unico per il quale esiste un atto programmatico per l’apertura dello scalo al traffico civile e per i minori costi di delocalizzazione.
Restano poi molte perplessità sul ruolo apparentemente marginale recitato in questa vicenda dal presidente della Regione Piero Marrazzo. Di «umiliazione del ruolo della Regione come ente di programmazione» e di «conferma che esista la lobby governativa che eterodirige le strategie della Regione Lazio» parla il consigliere regionale di Forza Italia Romolo Del Balzo. «La decisione è stata presa scavalcando il Consiglio regionale, che non ha affrontato il problema così come chiesto dall’opposizione», affermano il capogruppo regionale di An, Antonio Cicchetti, e il coordinatore regionale di An Francesco Aracri. «La farsa si è compiuta: la Regione ha abdicato al proprio ruolo scatenando una guerra tra poveri tra le città capoluogo del Lazio - dice il il capogruppo regionale di Forza Italia, Alfredo Pallone -. A poco valgono oggi le rassicurazioni di Marrazzo circa gli aiutini che la Regione darà per il quarto scalo in terra ciociara. Con quali soldi? Con quali tempi? Con quali protagonisti?».