Viterbo, capelli bruciati all’amico

Nuovo inquietante caso di bullismo: la polizia sequestra un video in cui tre ragazzi tormentano un compagno. Arrestato il più grande (14 anni), gli altri due sono troppo giovani per essere puniti. Intanto <strong><a href="/a.pic1?ID=259672">la Francia punisce anche i bimbi di 10 anni</a></strong>

Roma - Un accendino, poi un altro e un altro ancora. E in un attimo la testa di un ragazzino di 15 anni si trasforma in una torcia, con fiamme che raggiungono anche i 15-20 centimetri. Una sequenza agghiacciante anche per gli uomini della squadra mobile di Viterbo, che ieri hanno arrestato uno studente di 14 anni appena compiuti, colpevole di aver sottoposto un compagno di scuola ad atti di bullismo definiti di «estrema violenza».

Il bullo, per il quale il gip del Tribunale dei minori di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stato accompagnato in una comunità di recupero. Nessun provvedimento, invece, per gli altri due adolescenti che erano con lui mentre torturava il malcapitato: non hanno ancora 14 anni, dunque non sono imputabili. Non punibili, ma non meno colpevoli. Anche loro, agli ordini del capobanda, si sono trasformati in aguzzini, dando fuoco ai capelli del quindicenne e, in altre occasioni, bruciandogli le braccia con dei mozziconi di sigarette. È accaduto a Viterbo alcuni giorni dopo Pasqua e i giovani coinvolti sono alunni della stessa scuola media. C’è un video che li incastra. E già, perché il terzetto ha provveduto a filmare con un videofonino le sevizie inferte al compagno e quel video, fatto girare tra i compagni di scuola, è finito nelle mani del preside. Che ha subito denunciato il fatto. «È un episodio sconcertante - ha commentato il questore di Viterbo, Raffaele Micillo - di una gravità mai riscontrata prima nel Viterbese».

Nel filmato si vede un ragazzino seduto, con il volto atterrito e il capo piegato in avanti. Compaiono tre mani, che con tre accendini appiccano il fuoco ai suoi capelli. Le fiamme ci mettono un attimo a propagarsi a tutta la testa. Ma ecco che le stesse mani spengono le fiamme, per poi riaccenderle. La sequenza si ripete per tre, quattro volte. Finché sul capo del poveretto compaiono ampie zone di cute quasi completamente prive di capelli. Il ragazzino ha confidato ad una compagna i soprusi subiti e la notizia ha cominciato a circolare. Fino ad arrivare alle orecchie del preside, che è riuscito a entrare in possesso del video memorizzato sul telefonino di un suo allievo. La squadra mobile ha subito avviato le indagini, il video è stato trovato e sequestrato. Facile a quel punto per la polizia risalire ai bulli e alla vittima. Che ha confermato l’aggressione e mostrato le cicatrici sulle braccia provocate dalle bruciature di sigarette.

L’unica preoccupazione del giovane al momento dell’arresto è stata sapere per quanto tempo sarebbe dovuto rimanere nel centro di recupero, i suoi genitori invece sono rimasti interdetti. C’è il sospetto che dietro alle sevizie si celasse una prova di coraggio che il quindicenne doveva superare per poter essere ammesso nel gruppo di bulli, una sorta di rito iniziatico. Ad indurre gli investigatori ad approfondire questa ipotesi è stato il modo totalmente inerme con cui la vittima nel video si lascia incendiare i capelli e le testimonianze di alcuni compagni di scuola.