Vitiligine o cicatrici su mani e volto? L'ultima frontiera è il Recell

Claudio Zeccara, responsabile del servizio di Dermatologia dell'Istituto clinico Beato Matteo di Vigevano: «Oggi possiamo trattare le cellule che producono melanina e “cancellare” i difetti prodotti da incidenti, traumi o patologie. Sì alla chirugia estetica, ma occhio alle terapie low cost. Siamo invasi da prodotti Made in ChIna»

L'ultima frontiera della chirurgia estetica si chiama Recell. Impiantando alcune cellule dello stesso paziente si rigenerano i melanociti, le cellule che producono la melanina e che così «cancellano» cicatrici e vitiligine, le classiche macchie bianche della pelle, «Non è un'intervento chirurgico - precisa Claudio Zeccara, responsabile del servizio di Dermatologia dell'Istituto clinico Beato Matteo di Vigevano - ma ambulatoriale. In un paio d'ore si effettua una piccola abrasione nella parte da trattare». Le cellule, spiega Zeccara - autore di pubblicazioni nel campo della immunodermatologia e delle infezioni fungine della pelle - vengono «prelevate dalla zona donatrice poi sono “trattate” e “spruzzate” sulla lesione abrasa. È una tecnica molto semplice, è un trapianto di cellule attraverso uno spray che viene nebulizzato sulla parte». La vitiliggine può essere una malattia “invalidante”? «Uno può certamente sopravvivere, ma se questa malattia si concentra in certe zone, tipo il volto o le mani, può essere fonte di depressione o di problemi psichiatrici». C'è un rapporto tra vitiliggine e la psiche? «Diciamo che qualche volta chi soffre di questa patologia vive in uno stato di stress psicologico. Come la psoriasi, altra patologia difficilmente trattabile, se non con luci ultraviolette, che in certe zone danno comunque risultati deludenti. Mentre il Recell porta a guarigione nell'80-90% dei casi». Quando «pesa» lo stress sulla pelle? «La pelle è il nostro primo organo di difese, che risente per prima di situazioni climatiche, modificazione dell'ambiente e mette in atto dei meccanismi di difesa che spesso portano a delle patologie». La pelle come campanello d'allarme di altre malattie? «Sì, penso alla dermatite topica. O alla stessa vitiligine, che in qualche caso può essere collegata a disfunzioni tiroidee che il paziente non sa di avere. O la psoriasi, che è uno “specchio” di altre problematiche interne - infatti viene definita malattia “metabolica” - come obesità, aumento del colesterolo...». La chirurgia estetica è diventata un meccanismo quasi compulsivo. Conseguenze reali sulla salute? «Non ci sono trattamenti estetici, come il botulino, che sono a rischio. Certo, se viene fatto in modo scorretto, in dosi massicce... O peggio se si finisce nelle mani di qualche incompetente». E chi controlla, ad esempio, i trattamenti estetici fai-da-te? «Io sono un dermatologo, non un chirurgo estetico. Però mi sento di dare qualche consiglio. Sembrerà strano, ma la prima cosa di cui diffidare è il prezzo troppo basso. Che di per sé è già indice di scarsa sicurezza. Secondo, conoscere bene titoli di studio ed esperienza di chi somministra il preparato o chi fa il trattamento, perché anche qui ci sono molti ciarlatani che vantano lauree e poi non sono né chirurghi plastici né dermatologi». E poi vale la regola del cosiddetto «consenso informato» «Esatto. Il paziente ha il diritto di sapere, e deve chiederlo sempre, cosa gli viene iniettato, e possibilmente anche vederlo perché i prodotti autorizzati dal ministero della Sanità e hanno il marchio europeo. Tutto il resto non è autorizzato». Non mi dica che c'è l'invasione Made in China anche qui? «Eh no? Circolano prodotti cinesi, dall'India, dal Brasile, a prezzi molto più bassi, più competitivi, ma meno sicuri. Occhio alla chirurgia estetica low-cost. Ci sono in giro troppi millantatori. Nei mesi scorsi sono stati arrestati finti medici che nel loro studio iniettavano bolutino, acido ialuronico. Ripeto, l'appeal economico è il primo richiamo, ma bisogna diffidare dei prezzi troppo bassi». felice.manti@ilgiornale.it