Vitorio Chumillas Fernández & C.

Continua, in questi mesi estivi, il triste martirologio degli ammazzati durante la guerra civile spagnola del 1936. Oggi tocca a ventidue francescani, sei sacerdoti e quattordici studenti di teologia. Il capogruppo, il padre Vitorio Chumillas Fernández, era nato nel 1902 a Olmeda del Rey, dalle parti di Cuenca. Dopo gli studi elementari nel suo paese, entrò nel seminario francescano e fece la sua professione religiosa ad Arenas de San Pedro, in provincia di Avila, nel 1918. Nel 1925 fu ordinato sacerdote e incaricato di insegnare in vari seminari dell'Ordine. Dieci anni dopo venne nominato guardiano (cioè, superiore) del convento di Consuegra (in quel di Toledo) e rettore della locale scuola di studi teologici. Sapeva fare di tutto, dal giornalista all'organista, dall'elettricista al muratore. Fondò la rivista «El Cometa», compose poesie e canti che eseguiva personalmente con la sua bella voce, organizzò serate musicali. Ma nell'agosto del 1936 arrivarono i miliziani e arrestarono l'intero convento. Diceva Camus che la rivoluzione è l'imposizione armata di una teoria. Aggiungiamo noi che non c'è mai stata una rivoluzione che non se la sia presa soprattutto con i frati. I francescani, poi, così amati dalla gente, sono particolarmente odiosi agli occhi dei rivoluzionari. La scusa è la solita: non fanno niente e mangiano a sbafo il pane del popolo. Naturalmente, il popolo in questione non viene mai consultato da quelli che dicono di agire in suo nome. Insomma, i nostri ventidue fraticelli furono portati a Boca de Balondillo (Ciudad Real) e fucilati.