Vittima a 4 anni, la sua vita vale meno

Era la più piccola a bordo: fu ritrovata senza il giubbotto di salvataggio

da Bari

Rifiuterà qualsiasi risarcimento pur di costituirsi come parte civile la nonna di una bimba morta nel disastro dell’Atr 72, precipitato il 6 agosto dello scorso anno in Sicilia perché aveva finito il carburante. «Mia nipote Chiara era senza giubbotto, non aveva la cintura e nessuno l’ha aiutata mentre l’aereo precipitava. Per lei è stata stabilita una cifra risarcitoria di 200.000 euro: mi dicono che sono stati applicati parametri americani, ma mi chiedo, una bambina vale meno di un adulto?».
A porre il drammatico interrogativo è Annarosa Suppa, nonna di Chiara Acquaro, la più piccola delle vittime dell’Atr 72, morta insieme con la mamma Elisabetta. I morti furono 16, 23 i sopravvissuti). La donna, che ieri ha partecipato all’incontro dell’associazione «Disastro aereo Capo Gallo 6 agosto 2005» in occasione del primo anniversario della tragedia, mostrava le foto della piccina con la mamma poco prima di quella tragica partenza per le vacanze.
La nonna, così come Vito Albergo, zio di un’altra vittima, Barbara Balducci, ha rifiutato la proposta di concordato offerta dalla compagnia aerea tunisina per il risarcimento. Per la figlia Elisabetta è stato offerto un risarcimento di 800.000 euro, mentre la vita spezzata della nipotina «varrebbe» un quarto. «Non è una questione di soldi», puntualizza la nonna di Chiara. L’eventuale risarcimento assicura di volerlo devolvere in beneficenza, ma si dice «sconcertata» dai criteri usati per definire il «saldo» di un’esistenza. «Peraltro - racconta ancora Annarosa Suppa -, da quanto mi hanno riferito alcuni superstiti, la bambina fu lasciata senza assistenza mentre l’aereo precipitava, per circa un quarto d’ora. La mamma, in preda al panico, gridava incapace di muoversi e nessuno dell’equipaggio fornì aiuto a Chiara. Il suo corpo fu il primo a essere recuperato: era senza cintura e non indossava il giubbotto».
La Regione Puglia, il comune di Bari e la Provincia, intanto, hanno deciso di scrivere al presidente del consiglio Prodi, perché «compia dei passi ufficiali nei confronti del governo tunisino» affinché venga data risposta alla richiesta di rogatoria inviata dalla procura di Palermo che ancora indaga sulla sciagura. «Vogliamo capovolgere un copione purtroppo abituale nel nostro Paese», ha attaccato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Le stragi di stato vengono seguite sempre da funerali in pompa magna e da promesse mai mantenute».