Una vittima anche in Messina-Catania a giugno del 2001

Abbiamo imparato ad avere paura del pallone prima dell’Heysel. Il seme della furia era stato gettato a Roma, il 28 ottobre 1979, quando poco prima di un derby il tifoso laziale Vincenzo Paparelli venne ucciso da un razzo lanciato dalla curva opposta. Erano gli anni delle firm inglesi che mettevano a ferro e fuoco l’Europa. L’Italia che usciva dagli Anni di Piombo non poteva credere di avere ancora voglia di morti ammazzati. Eppure, curve e popolari erano destinati a diventare campi di battaglia. L’ultimo episodio è fresco di una settimana, con Ermanno Licursi, dirigente di una squadra di dilettanti, morto in una rissa a fine partita. In mezzo, una lunga lista di lutti, come quello dell ’84: l’accoltellamento del 23enne tifoso milanista Marco Fonghessi, ucciso a coltellate davanti a San Siro perché scambiato per un tifoso della Cremonese. Ultrà rossoneri nel mirino anche per il caso di Vincenzo Spagnolo, il 25enne tifoso del Genoa ucciso con una coltellata al cuore nel ’95 nei vicoli di Genova da Simone Barbaglia. Oggi Barbaglia, condannato a 14 anni e 8 mesi, usufruisce dell’indulto e la sua scarcerazione dal carcere torinese delle Vallette dovrebbe essere imminente.
La sequela di violenze annovera anche morti di spavento, come Antonio De Falchi, che nel 1989 morì stroncato da un collasso inseguito da tifosi avversari, e come Fabio Di Maio, a cui fu fatale nella primavera del ’99 l’infarto che lo colpì nel bel mezzo degli scontri tra tifosi del Treviso e del Cagliari.
Bastoni, coltelli, il branco che si muove armato. Senza lesinare gli esplosivi. Il poliziotto di Catania non è la prima vittima del lancio di bombe-carta: ad inaugurare quella che potrebbe essere definita la spregevole «strategia della tensione» ultras, fu Antonino Currò, il 24enne messinese morto nel 2001 in seguito all’esplosione di un ordigno negli scontri del dopo-partita: in quel caso, si giocava lo spareggio di serie C per la promozione in B. A lanciare la bomba carta, i tifosi sconfitti nel derby siciliano: quelli del Catania. Come ieri sera, come in un circolo vizioso da spezzare ad ogni costo.