La vittima denuncia Arrestato l’usuraio

Proposta indecente, come il film. Gli usurai, pur di riavere i soldi che gli avevano prestato con tassi da capogiro, sono stati perentori: «Vai a prostituirti per procurati il denaro da renderci. Altrimenti te la faremo pagare cara».
La storia comincia un mese fa. Piuttosto che piegarsi a vendere la sua dignità, ha trovato il coraggio per raccontare tutto ai carabinieri. Antonella, la chiameremo così, gestisce un’agenzia immobiliare a Mariano Comense: gli affari non vanno a gonfie vele. La donna accumula debiti. Si rivolge alle banche. Dopo qualche finanziamento, gli istituti chiudono i rubinetti. È disperata. A questo punto, si mette in contatto con alcuni amici che le presentano un insospettabile odontotecnico di Muggiò: è un usuraio, ma la sua faccia, fino all’altro giorno, non diceva niente ai carabinieri.
Assieme ad un complice, pregiudicato, residente a Monza, 52 anni, incontra la donna, ormai sull’orlo del fallimento. I due strozzini offrono alla 29enne 2mila euro. La giovane, descritta come graziosa, minuta, una morettina con gli occhi verdi, entra nella trappola. I «cravattari» pretendono il rimborso, la professionista chiede tempo e prende altri 3mila euro, poi 5mila, infine 10mila. È una spirale terribile. Gli usurai pretendono interessi capestro. Per quei 20mila euro, ne pretendono indietro quasi 100mila. Antonella non dorme la notte. Cominciano le minacce di morte, sempre più martellanti ed esplicite.
La donna crolla e racconta tutto al capitano Vincenzo Barbato, l’ufficiale che comanda la compagnia di Desio. L’altra sera, alle 18, concorda l’appuntamento con l’odontotecnico. Si presenta nel suo laboratorio accompagnata da un maresciallo donna in abiti borghesi: appena la professionista consegna la borsa il sottoufficiale apre la porta. Fanno incursione i colleghi. Gli strozzini allungano i polsi per le manette: dovranno rispondere di usura in concorso e tentata estorsione. Domani mattina, la coraggiosa professionista sarà ricevuta a Palazzo Marino dal vicesindaco Riccardo De Corato e da Paolo Bocedi, presidente nazionale Sos impresa, per testimoniare come «le vittime di questi odiosi reati devono rivolgersi alle forze dell’ordine – assicura Bocedi – perché nella stragrande maggioranza dei casi gli usurai sono assicurati alla giustizia».