La vittima ha aperto la porta di casa al killer

Alessia Marani

Tracce di sangue, impronte dappertutto, il tabulato telefonico dell’apparecchio di casa. Poi le testimonianze: di chi l’ha visto per ultimo, dei vicini, dei parenti e amici che ne conoscevano le abitudini. Gli uomini della sezione Omicidi di San Vitale sono convinti di non dovere andare troppo lontano per trovare la chiave del delitto di Giorgio Gattullo, ex barista in pensione, classe 1926, ormai piuttosto «acciaccato» dai malanni e brutalmente ucciso mercoledì all’interno della sua abitazione al primo piano del civico 4 di via Achille Grandi, località «Folgarella» a Ciampino. Un modesto bilocale, con saloncino, camera, bagno e angolo cottura di proprietà del Comune, che l’uomo occupava da qualche anno. E, soprattutto, trovato completamente a soqquadro dalla polizia e dal nipote della vittima, Vincenzo, un informatico romano di 43 anni, al momento del macabro rinvenimento. È stato proprio Vincenzo, intorno alle 20.30 a chiamare ripetutamente lo zio al telefono: «Quando gioca la Roma - ha raccontato - mi chiamava per sapere come sintonizzare il decoder. Invece, non s’era fatto sentire. Non rispondeva nemmeno. Alla fine mi sono precipitato a Ciampino, ho aperto col doppione delle chiavi e mi sono ritrovato davanti il cadavere». Giorgio, un foulard nero al collo, indosso una giacchetta di lana a righe, tuta grigia e polacchine ai piedi, era riverso a terra, pancia in giù, il cranio semisfondato, un grosso coltello affilato, tipo «macellaio» sottratto alla sua stessa cucina, ancora conficcato nella gola. Tutt’intorno una pozza di sangue e schizzi finiti ovunque, anche a ridosso dell’ascensore e sul muro di fronte alle scale. Oggetti sparpagliati dappertutto, lo sportello di un pensile del saloncino divelto e insanguinato (forse lo stesso con cui il pensionato è stato colpito al capo), poi riviste porno, alcune aperte sulle pagine degli annunci hard, sul pavimento. Un incontro occasionale finito in tragedia, oppure un tentativo di rapina dall’epilogo imprevisto? In casa c’era ancora il portafogli dell’uomo. Mancherebbe all’appello qualche oggetto d’oro, ma l’orologio era ancora al polso, nell’appartamento c’erano ancora soldi contanti. Di sicuro Giorgio ha aperto al suo assassino. Sulla porta non ci sono segni d’effrazione. Né sulle finestre. Nessuno nel piccolo condominio (un edificio a 2 piani composto da 2 scale con 6 alloggi ciascuna) pare abbia sentito rumori, tranne un vicino che ha udito «come un forte sospiro». Eppure Giorgio si è difeso strenuamente. Sulla mano destra un dito è quasi mozzato, tagliato dalla stessa lama che il poveretto voleva impedire che affondasse nel suo collo. L’orario del decesso secondo il medico legale risalirebbe a mercoledì pomeriggio. «Avevo visto Gattullo uscire la mattina - dice una vicina - andava a comprare il pane». Che cosa è successo dopo è tutto da ricostruire. Accanto al cancello della palazzina («da tempo rotto - dicono i condomini - e aperto») l’ingresso dell’Hotel Dany. «Né io, né la collega del turno precedente - afferma il portiere - abbiamo notato movimenti sospetti. Sono case comunali, ogni tanto c’è qualche guaio». Nella palazzina abitano pure tossicodipendenti, uno ha persino l’hobby di collezionare coltelli. Non distante c’è il campo nomadi della Barbuta. E rimane un mistero se l’ottantenne (che non aveva l’auto) abbia composto o meno qualche numero «a luci rosse».