Vittime del terrorismo, sì alla casa della memoria

(...)la discriminazione e il razzismo». Il presidente di Equality Italia, rete sui diritti civili, Aurelio Mancuso parla di «posizione fondamentalista». E Sel non le manda a dire, paragonando il religioso alle presunte icone dell’oscurantismo culturale Mario Borghezio, Riccardo de Corato e Carlo Giovanardi: «È evidente che la posizione dell’imam di Segrate è l’altra faccia dell’arretratezza culturale sui temi dei diritti civili e del rapporto tra religioni». Ma il vero problema non è Vendola, perché in fondo «vive in una società che non è musulmana, quindi può fare quello che vuole», né tantomeno Pisapia. È soprattutto Davide Piccardo, figlio illustre dell’ex presidente dell’Ucoii Hamza Roberto Piccardo, che punta al Comune sotto le insegne vendoliane assieme a Paolo Abdullah Gonzaga (candidato al consiglio di zona 2) e Omar el-Sayed (Zona 9). Un nemico storico dell’imam, a cui non è parso vero rinfacciare una frequentazione politica eticamente «pericolosa». Piccardo jr ne fa una questione di principio e reclama la solidarietà del mondo musulmano: «Quella di Abu Shwaima è una presa di posizione isolata - esordisce - è improprio emettere un verdetto giuridico di tipo islamico sostenendo che è un peccato votare per noi. Non possiamo rimanere in questo stato di arretratezza culturale, ma dobbiamo andare avanti affinché si possano garantire i diritti di tutti». Abu Bakr Geddouda, segretario della moschea milanese di Cascina Gobba, rovescia la fatwa contro il sindaco Moratti: «A Milano bisogna cambiare. Si respira un’aria pesante anche dal punto di vista culturale, abbiamo comprato con le nostre tasche un locale da 6.500 metri quadrati e l’amministrazione comune ci nega ancora oggi il cambiamento di destinazione d’uso per farla diventare una moschea». Anche Fouad Selim, direttore del centro islamico di Monza, ha espresso «disagio» e ha depotenziato la fatwa. «Non ha alcun valore». Non c’è più religione...
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