Vittoria, un catasto non solo patrimoniale

Il sottosegretario Grandi - che è un politico navigato, diessino doc romagnolo - l’ha detto in modo criptico, ma inequivoco. E parlando di catasto ai Comuni e delle relative opzioni, ha inserito in un suo comunicato il concetto che per il nuovo catasto si procederà anche sulla base di «redditività rilevate sul mercato immobiliare».
Revirement completo, evviva. Il disegno di legge che il governo ha presentato alla Camera indicava (sinora) l’obiettivo di un catasto con «determinazione degli estimi catastali su base patrimoniale» e basta. Ora, invece, si rilevano anche i redditi e non i soli valori patrimoniali.
Dopo il cambio di indirizzo dell’onorevole Grandi torniamo dunque ai criteri stabiliti nel 1998 dal governo Prodi (con Visco ministro delle Finanze). Alla rilevazione dei valori e dei redditi, a ciò che la Confedilizia - sola combattendo questa battaglia - ha sempre chiesto e che per mesi il governo ha negato potesse avvenire.
Ma la rilevazione dei redditi è non solo possibile (come ha fatto presente sul Sole-24 Ore Riccardo Roscelli, ordinario di estimo e vicerettore del Politecnico di Torino). È anche l’unico modo perché le rendite catastali risultino da accertamenti oggettivi e non da saggi di redditività (come prevede il disegno di legge attualmente all’esame della Camera) puramente inventati dal governo. Da un qualsiasi governo e quindi soggetti a manovre per esigenze di cassa che nessuna concertazione - se questa si volesse ipotizzare - riuscirebbe, all’evidenza, ad arginare.
La Confedilizia, per questa ragione si è battuta per la rilevazione sul territorio dei redditi (come - dunque - avverrà, a quanto dichiarato), e questo ha ottenuto a difesa della proprietà edilizia intera, ma di quella diffusa (e per questo più indifesa), in particolare. Con la rilevazione dei redditi, si avrà non solo un catasto più completo e più europeo; così, del resto, lo volevano Prodi e Visco nel ’98 e nessuno ha spiegato perché mai si dovesse ora abbandonare il duplice criterio di rilevamento da loro individuato in allora. Ma si avranno - soprattutto - rendite (e cioè, le basi imponibili delle imposte, sia erariali che locali) oggettive e non astruse, che avrebbero quindi reso perfettamente inutile anche lo stesso mantenimento del catasto.
Il sottosegretario Grandi ha preannunciato la presentazione di emendamenti nel senso da lui indicato, cioè ai fini della rilevazione anche dei redditi. Confedilizia li esaminerà con la massima serenità, ed esprimerà allora il suo definitivo giudizio. Fin d’ora, può solo dire che andrà comunque individuato un sistema di controllo dei redditi rilevati (perché essi non siano, come certi Osservatori fanno, solo derivati, con discutibili coefficienti, dai valori delle compravendite). Controllo da prevedersi attraverso una riforma del contenzioso (del resto già ipotizzata anche nella delega governativa all’esame della Camera, sia pure ad altri fini) che attribuisca ai competenti organi giurisdizionali tributari poteri di accertamento della congruità delle rilevazioni che l’Agenzia del territorio sarà chiamata a fare, in collaborazione con le Commissioni censuarie (organi amministrativi, peraltro). E questo, riconoscendo esplicitamente alle stesse (e anche agli organi del contenzioso giurisdizionale amministrativo) la possibilità di disporre - nelle controversie catastali - i mezzi di prova di cui all’articolo 27 del regio decreto 17.8.1907 n. 642, e così di «assumere testimoni, eseguire ispezioni, ordinare perizie e fare tutte le altre indagini che possono condurre alla scoperta della verità, coi poteri attribuiti al magistrato dal codice di procedura civile e con le relative sanzioni».
Solo così possiamo sperare di avere un catasto davvero rispondente alla realtà. Una premessa inderogabile, che sola può assicurare la condivisione del dovere fiscale.
*presidente Confedilizia