«Dopo la vittoria al Grammy aprirò nuove strade al jazz»

Il suo album «River» ha battuto tutte le star pop e rock. Ora il pianista dice: «Ho una grande opportunità per far continuare a vivere la musica afroamericana»

da Londra

Se fosse un calciatore sarebbe Maradona, quantomeno per la sua prodigiosa abilità nel dribblare ogni barriera di genere; poi per l’incredibile virtuosismo, quel tocco di genio non sempre incanalato nella giusta direzione. Per alcuni è un mito (l’inarrivabile band con Miles Davis dei primi anni Sessanta) ma per altri ne ha fatti parecchi di falli di mano trasformati in gol (vedere per tutti il successo stratosferico dell’album di rock elettronico Headhunters). Ora che ha vinto il Grammy per il miglior album dell’anno (River: The Joni Letters) Herbie Hancock si rivela il pianista più amato-odiato e al tempo stesso anticonformista della scena jazz mondiale. «Io non suono per compiacere il pubblico - ammicca ironicamente -, lo faccio tirando fuori dalla mia anima tutte le cose che ho ascoltato e che mi hanno influenzato. Per questo non mi pongo mai il problema di etichettare i miei brani, anche se la radice è sempre il jazz».
Con questo Grammy ha battuto il rap di Kanye West, il country di Vince Gill, le star del soul e del pop...
«È un’opportunità fenomenale, non solo per me, ma per puntare i riflettori sul jazz ed il suo mondo, anche se il Grammy non mi ha cambiato la vita».
Però...
«Però penso che servirà ad aprirmi nuove porte, a fare il disco che non ho ancora fatto, ovvero un mix di jazz e suoni classici, sto già mettendo giù qualche idea».
Be’ ma lei da anni è una star del jazz che miete successi tracimando spesso nei suoni più commerciali.
«Cosa sono i suoni commerciali? Una questione di gusti: come il cibo. Ad alcuni piace la pasta, ad altri il riso. A me piace mettere insieme diversi gusti. Credo che il mio compito, ciò che mi ha insegnato Miles Davis, sia quello di rendere popolare il jazz, di farlo crescere al passo coi tempi. Altrimenti i musicisti invecchiano, il pubblico anche e il jazz muore. Il jazz ha bisogno di aprire nuove porte».
Lei lo sta facendo: ha suonato con Paul Simon e Annie Lennox e i suoi brani sono diventati inni dei rapper. Ascoltando queste cose i puristi si arrabbiano.
«I puristi, in ogni disciplina, sono i maggiori esperti ma spesso vivono fuori dal mondo. Non sono elastici e non hanno la mentalità aperta; vedono il mondo di un colore solo. Peccato perché con maggiore apertura godrebbero tante belle cose nella vita. La buona musica è buona musica: c’è del grande hip hop in giro, e le canzoni di Simon & Garfunkel dove le mettiamo».
Il suo jazz rock è stato molto criticato...
«Eppure, ripeto, è stato un modo per rivitalizzare la tradizione e renderla al passo coi tempi. Un momento di rottura che ha aiutato molto la rinascita del jazz creativo».
Per tornare al Grammy, lei ha vinto riarrangiando le canzoni di Joni Mitchell così come, 43 anni fa, Stan Getz e Joao Gilberto vinsero con la bossa nova e il brano Girl From Ipanema. In entrambi i casi un connubio tra jazz e musica più leggera.
«Non si può pretendere che il free jazz vinca un Grammy. Getz e Gilberto però hanno inventato un suono rivoluzionario, e io ho reinterpretato la musica di Joni Mitchell, forse la più prolifica cantautrice della nostra musica popolare».
Ma la musica della Mitchell è meno complessa della sua.
«Forse più semplice ma non semplicistica. Per renderla al meglio ho dovuto entrare nella sua cultura, nei suoi testi che sono perle di poesia popolare».
Mister Hancock a chi lo dedichiamo il Grammy?
«A Joni naturalmente. Spero un giorno di fare un grande concerto con lei. Poi ai miei maestri Miles Davis e John Coltrane. Loro l’avrebbero meritato. Miles per almeno cinque album: Kind of Blue, Bitches Brew, Miles Ahead, Sketches of Spain, Porgy and Bess. E Coltrane per Love Supreme e Giant Steps».
Chi è Herbie Hancock oggi?
«Spero di continuare a crescere anche come persona grazie a filosofi e maestri come Daisako Ikedu».
Si dice che a marzo sarà alla Tv italiana.
«Stiamo trattando per uno show. Comunque verrò in tournée quest’estate. A tutto jazz, state tranquilli».