La vittoria di Hillary mette i democratici in un vicolo cieco

Lei conquista la Pennsylvania, Obama resta in vantaggio. Ma dimostra di non sfondare tra gli elettori che contano

La corsa continua e per il partito Democratico non è affatto una buona notizia. In Pennsylvania ha vinto Hillary Clinton con un margine abbastanza ampio da tenerla in corsa: 54,3 a 45,7 percento, quasi dieci punti. Niente male in uno Stato importante come questo. Ma Barack Obama ha perso bene, dimezzando il distacco che fino a un paio di settimane fa era di venti punti, secondo i sondaggi. E nel conteggio dei delegati continua ad essere solidamente in testa. Insomma, il favorito è ancora lui. E da ieri può contare sull’appoggio del New York Times, che a fine gennaio si era schierato con l’ex first lady e che invece ieri ha pubblicato un editoriale durissimo in cui la accusa di «danneggiare se stessa, il suo avversario, il suo partito e le elezioni del 2008». Come dire: dovrebbe togliersi di mezzo.
E invece la Clinton è più che mai determinata a proseguire e non solo perché sono subito riprese le donazioni (2,5 milioni in poche ore), vitali per le sue esauste casse. A incoraggiare la senatrice è l’analisi del voto, che ha dimostrato le debolezze strutturali del suo rivale. Una giornalista di Salon ha paragonato Obama a un’avveniristica macchina sportiva che però viaggia con un pneumatico sgonfio, quello del voto bianco nei grandi Stati. Perché Obama è in testa? Perché raccoglie consensi plebiscitari tra i giovani, gli elettori di colore e quelli medioalti delle grandi aree urbane, che però sono decisivi solo nei piccoli Stati. In quelli grandi Barack Obama non sfonda e infatti non ne ha conquistato nemmeno uno, a cominciare proprio dai cosiddetti «swing states» ovvero gli Stati che non hanno una chiara identità politica e che di volta in volta oscillano tra repubblicani e democratici, come la Pennsylvania, l’Ohio, persino la California. E nessun candidato ha conquistato la Casa Bianca vincendo solo in quelli minori.
Hillary lo sa e punta a persuadere il partito che Obama non ha speranza contro McCain e che pertanto occorrerà dare prova dare di realismo a conferire a lei la nomination alla convention di Denver a fine agosto. Parlando con i giornalisti sul volo decollato da Philadelphia alla volta di Washington, ha insistito su questo punto: «Solo io posso garantire la vittoria finale, il vento è cambiato», ha dichiarato sorridente e finalmente rilassata.
I suoi assistenti sono entrati nel dettaglio. In Pennsylvania, hanno votato per lei il 62% degli ultrasessantacinquenni, il 65% delle donne, il 64% degli operai e degli impiegati a basso reddito, il 60% dei contadini, il 69% dei cattolici, che proprio diffidano di Barack: due su dieci già dichiarano che se il candidato democratico sarà lui, voteranno per John McCain. L’analisi contea per contea conferma le tendenza: Obama ha conquistato Philadelphia e una manciata di aree socialmente ed etnicamente miste, le altre - tutte a maggioranza bianca - hanno scelto Hillary.
E ora già si pensa alle prossime primarie. Il 6 maggio vanno alle urne la Carolina del Nord, dove Obama è favorito, e l’Indiana, dove invece il risultato è incerto. Il senatore dell’Illinois ha deciso di cambiare strategia: snobberà Hillary e concentrerà gli attacchi su McCain, per alzare il tono della campagna e spazzare via tutti i dubbi accreditandosi come il candidato presidenziale in pectore. Distrarre ed entusiasmare, questa la via per una nomination sempre più complessa.
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