Vittoria Puccini nuda a letto con Scamarcio

Sergio Rubini ha voluto l’attrice nel suo film: "Un corpo perfetto in quelle scene con Scamarcio". In "Colpo d'occhio" il nudo dell'attrice assume una valenza diversa: "E' insieme musa ispiratrice e oggetto d'arte"

Roma - La Puccini «desnuda», nel senso di Vittoria, è una delle sorprese di Colpo d'occhio. Non che l'attrice ventisettenne, una figlia, Elena, avuta due anni fa da Alessandro Preziosi, si sia mai fatta troppi problemi nel mostrare il proprio corpo. Ai tempi di Elisa di Rivombrosa, come una «madonna che in limpida fonte ristora le membra stupende» per dirla con De André, si bagnava in un laghetto, coperta solo di una veste che le si appiccicava addosso, spiata dal suo spasimante; e una successiva scena d'amore, con la tetta acerba che sgusciava fuori, fu oggetto di una risibile polemica. Nessuno scandalo, invece, per il rapido nudo frontale - stavolta emergeva da una vasca da bagno - nel quale si produsse girando, sempre per la tv, Rudolf. Il destino di un principe, dove era la baronessa Maria Vetséra. Forse lo videro in pochi.

Ma nel film di Rubini la sua nudità totale assume una valenza diversa. Ha ragione il regista quando spiega di averla scelta perché serviva, essendo lei così chiara di capelli e carnagione, «un corpo in perfetto contrasto con il “nero” Scamarcio». Sapeva «di doverla spogliare, e il suo nudo non mi inquieta, trovo che abbia un che di distante e sensuale, mai morboso. Gloria è insieme una musa ispiratrice e un oggetto d'arte». In effetti, è così. Scoperta appena diciottenne proprio da Rubini per Tutto l'amore che c'è, appare davvero credibile nei panni di una giovane intellettuale esperta d'arte. L'allieva-amante che molla il supercritico Lulli per finire a letto e rifarsi una vita con il giovin scultore di talento Adrian Scala, salvo poi accorgersi che l'amore deve fare i conti con le trappole del successo in quel mondo piacione e cinico, facile al plagio.

Ma intanto eccola nell'incipit, distesa plasticamente su uno scoglio assolato, svestita e sorridente, esporsi senza vergogna alla macchina fotografica dell'artista in ascesa. Una modella d'eccezione, amorosamente complice, quasi una bellezza preraffaellita uscita da una tela ottocentesca di Dante Gabriel Rossetti o John William Waterhouse, e vai a sapere se la citazione vittoriana è voluta o frutto del caso. Del resto Colpo d'occhio è fitto di riferimenti colti, a partire dall'adagio picassiano secondo cui «i mediocri imitano mentre gli artisti rubano» per finire a Pinter e Polanski, anche se il film poi vira verso il giallo dai toni melodrammatici. In questo contesto, le efelidi non coperte dal trucco, lo sguardo brillante, le minigonne anni Sessanta su un fisico da gazzella in stile Blow Up, Vittoria Puccini si rivela una moderna eroina romantica persa in quell'intrico tutto maschile di rancori e vendette. A suo modo, come lei ama ripetere, Gloria «è una Cassandra incompresa: dotata di una sensibilità forte, intuisce per prima la verità, ma è destinata a non essere creduta». Quindi a passare per una donna ambigua, fors'anche un po' pazza. Al suo quarto film per il grande schermo, dopo Tutto l'amore che c'è, Paz e Ma quando arrivano le ragazze?, questa fiorentina nata da una maestra elementare e da un professore universitario confessa di commuoversi facilmente «di fronte a una statua del Canova o a un dipinto di Caravaggio». Non sarà «sindrome di Stendhal», ma insomma. All'inizio Rubini non pensò a lei per il ruolo di Gloria, magari la vedeva proiettata nello star-system televisivo dopo lo straordinario successo di Elisa di Rivombrosa, ormai lontana dal cinema. Invece, tra una ragazza di San Frediano e una baronessa di Carini, la Puccini dimostra di avere le carte in regola per incarnare una femminilità duttile, intensa, adatta non solo alla messinscena in costume. A Enrico Lucherini ricorda la giovane e sfolgorante Alida Valli di Stasera niente di nuovo. Paragone impegnativo. Ma a pensarci bene...