«È la vittoria di Rifondazione e Cgil»

da Roma

Che il re sia nudo lo dichiara candidamente l’unico ministro di Rifondazione, Paolo Ferrero: «Questa legge finanziaria è un successo del Prc e dei sindacati». Per patriottismo Ferrero cita solo il suo partito, ma anche Pdci, Verdi e una parte della sinistra Ds e dei «catto-solidaristi» sono soddisfatti, e con loro la Cgil di Epifani. Perché «grazie alla rete tra i sindacati e alcuni partiti - spiega il titolare della Solidarietà sociale - si è riusciti a spostare l’asse verso una redistribuzione dall’alto verso il basso».
Ferrero è contento, anche perché facendosi paladino dentro il governo delle istanze sindacali (lo stop ad ogni razionalizzazione della spesa pensionistica; i fondi per gli statali) ha guadagnato al Prc un nuovo asse preferenziale con la Cgil, in barba ai Ds. E i riformisti dell’Unione sono serviti: certo Sdi e Radicali scalpitano e si lamentano, i dipietristi criticano, ma alla Margherita di Rutelli e ai Ds di Fassino tocca arrampicarsi sugli specchi per cercare di giustificare la stangatona firmata Visco, confidando solo in privato il proprio malessere. «L’unica cosa buona di questa manovra? Lo sciopero dei giornali e il fatto che per qualche anno non si voterà, e forse gli elettori la dimenticheranno», ammette un autorevole esponente dell’Ulivo.
A brindare a champagne in onore di Padoa-Schioppa e Visco, dunque, è soprattutto la sinistra radicale, che può rivendicare l’impostazione statalista e anti-ceto medio della manovra e l’intangibilità della spesa pubblica. Anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti non riesce a restare super partes celando la propria soddisfazione: «Una svolta - si entusiasma - in direzione di una giustizia sociale tanto attesa». E siccome, guarda caso, Bertinotti commenta la finanziaria mentre sta partecipando alla celebrazione del centenario Cgil, l’omaggio al sindacato cade a fagiolo: «Mi pare che questa popolazione che festeggia oggi i cento anni possa avere un primo riconoscimento».
Al Pdci di Diliberto non resta che cercare di scavalcare a sinistra Bertinotti, dando un giudizio «nel complesso positivo» della finanziaria ma elencando le «ombre» da correggere: «Gli aspetti più deteriori della legge Biagi, la stabilizzazione dei precari, le pensioni più basse, l’obbligo scolastico da innalzare» e chi più ne ha più ne metta. Il Verde Pecoraro esulta perchè «nel settore ambientale (il suo ministero, ndr) abbiamo sconfitto il tremontismo», e spiega la manovra come fosse firmata da Robin Hood: «I poveri sono stati aiutati. Ai benestanti è stato chiesto un contributo». Forse troppo salato, ammette: «Non è stato fatto abbastanza» contro i ricchi, «si potrebbe fare qualcosa di più». Non per «farli piangere», giura, perché «noi dell’Unione vogliamo far ridere». Parola di Pecoraro.