La vittoria di Sarkozy dimostra che le idee non hanno sesso

La travolgente vittoria di Nicolas Sarkozy in Francia è il segno di una inversione di tendenza: nell'Europa ormai solo l'Italia e la Spagna hanno governi di sinistra, tutto il resto è governato dalla destra o dal centrodestra. Ma non è bene limitarsi alla soddisfazione per la vittoria di Sarkozy. Io credo che i cittadini e la classe politica liberale debbano trarre lezioni dalla campagna elettorale del neo presidente francese e dal suo programma. Per noi la politica si riduce al conflitto di interessi e la destinazione finale del «tesoretto», alla data della costituzione del Partito Democratico e la liberalizzazione degli orari delle barbierie. Ben altro vuole la gente, vuole idee e determinazione a metterle in pratica. Vengo alla domanda: in sintesi, caro Granzotto, che lezione si può trarre dalle elezioni presidenziali francesi?
Alberto Giorcelli e-mail


Alla sua domanda hanno già esaurientemente risposto gli editoriali, i commenti e le cronache del Giornale, caro Giorcelli. Non c'è da aggiungere una virgola. Tutto è stato detto, tutto ammonito e Dio voglia che chi di dovere tenga conto che vale più un «Pretendo che quando il professore entra in classe gli alunni si alzino» che cento, mille «tesoretti». Ma proprio perché l'essenza politica del voto francese è stata esaminata in tutti i suoi aspetti, possiamo discorrere di un fenomeno marginale al voto, il tanto dibattuto (e per molti auspicato) «effetto donna». Come è noto, è convinzione della società politica e civile di stampo progressista (ma anche in certi settori della destra liberale non pensante) che per vincere, per «cambiare», per riformare, per governare, per presiedere, per cambiare il mondo da così a così, insomma, è sufficiente esser donna. E che da lunga pezza in mondo sarebbe un paradiso governato e amministrato dalle donne se non fosse per l'esecrabile resistenza - passiva ed attiva - degli uomini.
Questo principio della supremazia morale, civile, culturale e politica della donna in quanto donna è una delle innumerevoli baggianate del politicamente corretto, dottrina che ha concepito, per dire, le quote rosa ovvero quanto ci sia di più oltraggioso e umiliante per un gentil sesso che si vorrebbe intruppato entro i confini di un'oasi faunistica rosa. Ma siccome Zeus acceca chi vuol perdere, certi di averne una conferma si è voluto, con mossa intellettualmente suicida, metterlo alla prova nella corsa all'Eliseo. Ed è andata come è andata: in un contesto perfettamente democratico e in un clima di geometriche pari opportunità l'«effetto donna» ha fatto flop. Dimostrando che in politica (come del resto nella finanza, nell'industria, nella cultura, nella scienza e nell'arte) il fatto di portare la gonna non costituisce un valore aggiunto. Ciò che conta sono le idee, il talento, l'impegno, la passione e lo studio, tutte cose che non hanno sesso. Quella di madame Royal non è perciò stata solo la débâcle della sinistra spocchiosa, inane e parolaia, ma anche del femminismo politically correct praticato non tanto dalle femministe, che hanno sale in zucca, ma dai femministi che nella zucca non hanno né sale né altro.