La vittoria solo virtuale della lotta all’evasione

Lotta all’evasione fiscale: con questa promessa che sa tanto di spot elettorale l’Unione si è presentata alle elezioni e continua a far parte delle sue intenzioni. Peccato che le cose non vadano come previsto. I dati della Guardia di finanza resi noti dal suo comandante, il generale Speciale, dimostrano che tutto quel gettito in più derivante da questo inasprimento non c’è stato, o se c’è stato non ha assolutamente dato i frutti che ci si aspettava. Nel 2005 la base imponibile evasa accertata è stata di poco meno di 20 miliardi di euro, calata a 16,8 nel 2006. La riduzione è stata del 13,5%, a fronte di un aumento dei controlli, passati da 650mila a 740mila (+13,8%). Devo supporre che quando l’anno prossimo i controlli dichiarati saliranno a 800mila l’evasione che verrà accertata scenderà ulteriormente. Tutti soldi puramente virtuali. Si parla sempre di base imponibile non dichiarata e non di tasse non versate. La differenza è sostanziale, la stessa che passa tra stipendio lordo e netto in busta paga. Quello che il fisco si aspetta di incassare da questi numeri deve essere diviso per 3 (l’aliquota media Irpef non è molto distante dal 33%), come se non bastasse quello che rimane continua a essere denaro virtuale. Tra ricordi e controricorsi, tra debitori che nel frattempo diventano nullatenenti e aziende che chiudono quello che rimane dei venti o quindici miliardi iniziali che viene effettivamente incassato sono solo spiccioli. Lodevole l’intenzione di risanare il debito pubblico colpendo gli evasori. Carta canta e dati alla mano il sistema non funziona.