La vittoria della Toro Rosso merito della strategia di un ex della McLaren

D ell’esclamazione di ieri, «È nata una stella!», si sono tutti immediatamente impossessati, non appena Sebastian Vettel stava maturando l’incredibile successo di Monza. Ma - lo ripeto - era una esclamazione di Giorgio Ascanelli e di ben cinque mesi fa. Più fresca, invece, e datata Valencia, la mia invocazione, riferita al lavoro di questo ingegnere: «Ah, se tornasse a Maranello!». Crudamente attuale, dopo le mediocri scelte tecniche attuate dagli uomini della Ferrari per Massa (motore nuovo a parte) e per Raikkonen, entrambi nell’impossibilità di puntare più in alto. Almeno, i diretti avversari della McLaren hanno diviso il male a metà, con assetto e strategia corretti per Kovalainen, travolto dall’impeto giovanile di Vettel, e con il più spinto azzardo per un Hamilton, non si sa se solo consenziente o se fortemente stimolante. In ogni caso, passando dal commovente comportamento della nuova stella di Faenza, specie nel dialogo con il «team», alla cattiveria del «ragazzino» inglese, tanta aggressività e scorrettezza fa paura. Visto che ha imparato a tagliare le «chicanes» e poi a restituire il maltolto? Fino a prendersi gli insulti dal veterano Coulthard. E dove voleva andare con quell’aerodinamica da asciutto e con quello «stint» al 51%, pesante, con gomme «extreme», fino al 68%, con la seconda sosta soltanto per passare alle semplici «wet», impropriamente dette intermedie? L’ironia della sorte è che lo stesso Giorgio Ascanelli ha militato anche in McLaren, ai tempi di Senna-Berger, e che pure quel «team» di presuntuosi avrebbe tutte le ragioni per implorarne un ritorno, in sostituzione degli ingegneri attuali. Proprio perché la tattica più razionale, a cominciare dalla preparazione della macchina, si è rivelata quella fatta per Vettel, al 34%, con peso medio, e con passaggio alla gommatura adatta alla pista meno inondata allo stesso 68% di Hamilton, ma nella posizione di «leader», senza farsi soffiare l’opportunità del rifornimento da concorrenti come Kubica, Alonso, Heidfeld e Massa, che hanno mostrato maggiore tempestività. Tutti proporzionalmente meglio guidati dal box, tanto da poter concludere che la maggior carenza, ai vertici della Formula 1 d’oggi, risiede proprio nella direzione tecnico-sportiva, per impostare una condotta di gara intelligente e per garantire una buona educazione - e una disciplina rigorosa - ai piloti dell’ultima generazione.