La vittoria unitaria

Il formarsi anche in Italia di una «società dell'ansia» - fatto rilevato dalle più recenti indagini sociologiche e d'opinione - rafforza i già robustissimi motivi per trasformare la Casa delle libertà in un partito unitario. Vediamo perché.
La gente ha paura di tre cose: a) un'offensiva jihadista che porta lo sterminio dentro casa; b) una nuova economia dove è più difficile avere le certezze che erano percepite possibili fino a pochi anni fa; c) un mutamento globale che induce a prevedere un domani peggiore dell'oggi. Dal 2001 fino a poche settimane fa l'incertezza ha favorito l'offerta politica delle sinistre. Per due motivi. Si è trovata all'opposizione in un momento storico in cui il governo ha dovuto affrontare crisi che eccedevano la sua capacità oggettiva di gestirle. Soprattutto, nella minore responsabilità di chi, appunto, non ha compiti di governo, ha dato delle soluzioni semplificate e zuccherate ai problemi percepiti. Ad esempio, per evitare il terrorismo basta starsene a casa e non seguire quei pazzi di americani; per evitare l'incertezza economica è sufficiente alzare le tasse ed aumentare le protezioni; il mondo che cambia lo si gestirà allargando il dialogo a tutti, parlando di pace, possibilmente all'Onu, e tutto andrà a posto. Ora sempre più gente si sta accorgendo che questa formula della sinistra è illusoria. Ma il mutamento dell'umore sociale non sta portando automaticamente del consenso al centrodestra, pur favorendolo di nuovo. Sta, invece, modificando sostanzialmente la domanda di politica: la gente ha paura, non vuole fuffa, pretende - in numeri crescenti - soluzioni forti. Due conseguenze. La profezia che dava per definitivamente sconfitto il centrodestra è ormai roba del passato: i giochi si sono riaperti.
Ma ottenere il consenso da una società in preda all'incertezza non è materia di politica normale e richiede atti e novità eccezionali. Uno di questi è rassicurare l'elettore che un programma ed un leader votati non saranno compromessi ed indeboliti da litigi tra partiti. Ed il progetto unitario, se caricato di credibilità, serve a tale scopo. Ma non basta. Nello scenario sono possibili due tipi di fusione. Quella «fredda» porta ad un compromesso tra identità dove ciascuna si adatta all'altra. Processo comunque importantissimo e non sarà mai ringraziato abbastanza Ferdinando Adornato per averlo avviato fin dal gennaio del 2003 (Gruppo di Todi). Così come dobbiamo ringraziare chi ha fatto finire la divisione tra «laici» e cattolici, Pera e Casini in particolare. Ma non sono tempi normali in cui si possa chiudere la transizione politica italiana con modi che lo siano altrettanto. Pur rispettando le prerogative dei partiti, ci vuole una fusione «calda» tra loro, ispirata dall'emergenza. Cioè un partito che sia qualcosa di più della somma delle sue parti: un programma specifico per ripristinare la società delle certezze. Per esempio, in tempi normali ci dividiamo tra liberisti e statalisti, un compromesso «freddo» è raggiungibile in forma di «liberismo sociale», ma in tempi eccezionali è irrilevante il dosaggio ideologico: bisogna dare lavoro a chi non ce lo ha, in tutti i modi, e si deve sfruttare l'efficienza del mercato dove si può, in tutti i modi. Quindi sarà «economia delle certezze», fatta gestendo la realtà e non solo leggendo i libri.
Allo stesso modo, non ci dovrà essere un programma di sicurezza bilanciato tra garantisti ed aggressivi, ma uno basato su esattamente ciò che serve. E tra quello che serve la priorità è la formazione di una «comunità di difesa» dove istituzioni e cittadini cooperino contro il nemico, leva migliore per batterlo. E per favorire i programmi di eccezione in economia e sicurezza dobbiamo riscoprire il senso della nazione: dall'Italia passiva a quella attiva. Come presidente dell'Associazione del Buongoverno, che si rimobilita su questi contenuti, chiedo ai leader dei partiti ed a Berlusconi di considerare una missione del partito unitario che dia queste tre risposte forti alla paura: economia delle certezze, comunità di difesa, Italia attiva. Sarà la nostra identità vincente.
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