Vittoria

Era una fanciulla romana di famiglia patrizia e molto probabilmente cristiana. L’adolescente Vittoria decise di consacrare la sua verginità a Cristo insieme all’amica del cuore Anatolia. Due giovani patrizi, Eugenio e Tito Aurelio, si erano però invaghiti di loro. I due fecero delle avances ma le fanciulle commisero l’imprudenza di spiegare loro che tipo di giuramento avessero fatto. Così, gli spasimanti delusi andarono a denunciare le ragazze come cristiane. Intervennero le famiglie di queste ultime, la cui importanza riuscì a far commutare la pena in esilio. Tuttavia, i due giovanotti ottennero che luogo dell’esilio fossero due loro lontane ville. Anatolia, guardata a vista nelle terre di Tito Aurelio, riuscì a convertire il suo custode, Audace, che poi finì martirizzato. Tito Aurelio, quando lo seppe, mandò un sicario a pugnalare Anatolia. Vittoria si trovava in campagna presso Trebula Metuesca, oggi Monteleone Sabino. La fanciulla, a colpi di miracoli, convertì tutti gli schiavi che servivano Eugenio in quel luogo. La notizia si sparse e gli abitanti dei dintorni venivano da lei a chiedere guarigioni o consiglio. Appena la notizia arrivò a Eugenio, questi protestò col magistrato locale Malarico, chiedendogli di applicare severamente gli editti anticristiani dell’imperatore Decio. Malarico non si fece pregare e arrestò Vittoria. Al processo le ingiunse di sacrificare nel tempio di Diana. Vittoria non ne volle sapere e, condannata a morte, finì trafitta di spada. Correva l’anno 251. Al tempo dell’invasione dei longobardi ariani i benedettini di Farfa ne nascosero la reliquia.
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