Dal Vittoriale al Lido Basta dire "No"

Se c’è una cosa che la Sinistra non tollera è che si tocchino le sue casematte: non tanto i ministeri, i consigli d’amministrazione, gli enti pubblici o le banche. Piuttosto le cattedre universitarie, i giornali, le case editrici, le fondazioni culturali, il cinema... Cioè i capisaldi su cui ha eretto la propria egemonia culturale. Che c’è stata, eccome. E che continua a esserci (curiosamente, poi, la Sinistra occupa i posti chiave con maggior facilità quando è all’opposizione, ottenendo i finanziamenti pubblici da amministrazioni di Destra... Mah...). Comunque in Italia per la Sinistra la cultura non si deve mai toccare: non si devono cambiare le poltrone (caso Biennale di Venezia), non si devono toccare i guru del pensiero progressista (da Saviano in giù), non si deve toccare il patrimonio dello Stato (nessuno sposti i Bronzi di Riace! Nessuno osi privatizzare un museo o un teatro!). La controprova la offre la cronaca di questi giorni. Il presidente della giuria dell’Acqui Storia, Guido Pescosolido, si è dimesso perché i suoi colleghi hanno deciso di premiare uno studioso di destra. Per di più accusandolo di essere uno storico «militante» (come è sempre stata l’intellighenzia «organica» di sinistra, da Gramsci in poi). E quando non sono ideologia e politica a frenare il cambiamento, è una mentalità statalista a contrastare la modernizzazione nella gestione del patrimonio culturale. È il caso di ieri: trenta studiosi hanno sottoscritto una petizione, promossa da Attilio Mazza e Pietro Gibellini, per chiedere al presidente della Repubblica di intervenire a tutela del Vittoriale degli Italiani. I firmatari ne denunciano una cattiva gestione. Guarda caso da quando presidente del Vittoriale è Giordano Bruno Guerri, storico super-esperto di D’Annunzio ma ascritto all’area della cultura «di destra», e soprattutto intellettuale-manager che ha «osato» privatizzare l’ente (peraltro con ottimi risultati in termini di aumento dei visitatori e arricchimento del museo). Quali sarebbero le «manomissioni» apportate al Vittoriale? Aver mutato l’ingresso principale, con l’apertura di uno laterale (ma l’ingresso monumentale voluto da D’Annunzio e dall’architetto Maroni era pensato per i pochissimi visitatori che avevano il privilegio di accedere all’interno e che dovevano subire il fascino della potente costruzione architettonica, mentre da tempo - come ha già spiegato Guerri - non era possibile garantire alcun fascino, in virtù della presenza di centinaia di visitatori al giorno che si accalcano a quell’ingresso); aver sostituito il vecchio nome «Museo della guerra» con il nuovo «D’Annunzio eroe»; aver tolto dalla Prioria, la casa del Vate, alcuni oggetti (spostati in nuovi spazi, con reperti di recente acquisizione). Da notare, in merito alla (presunta) conoscenza della situazione della cittadella di Gardone Riviera da parte dei firmatari, che soltanto uno di loro (!) è stato al Vittoriale negli ultimi tre anni. E, soprattutto, che dei venti firmatari almeno due avrebbero voluto sedere sulla poltrona di Guerri...