«Le vittorie nelle Regionali ci han fatto perdere la testa»

Nando Dalla Chiesa, coordinatore della Margherita: «Spero non si arrivi a nominare l’oncologo per acclamazione. Così il Cantiere rischia di chiudere»

Sabrina Cottone

Oggi c’è il gran finale della Festa dell’Unità, con la coppia Romano Prodi e Piero Fassino nel ruolo di protagonisti. Il segretario dei Ds parlerà di Milano e dal palco interverrà il responsabile provinciale, Franco Mirabelli. E nella politica milanese cresce la convinzione che il palco del Montestella sia usato per consacrare la candidatura di Umberto Veronesi. «C’è una pressione insopportabile di ambienti dei Ds e non solo a imporre la scelta dell’oncologo. Ho la sensazione che si stiano muovendo anche interessi economici. Spero solo che non si cerchi l’occasione per arrivare a una nomina per acclamazione» sbotta Nando Dalla Chiesa, coordinatore cittadino della Margherita. «I colleghi della Margherita fanno ovvie dichiarazioni di stima per il professore e sulla stampa diventano indicazioni personali. C’è una pressione politico-mediatica incredibile. A questo punto non possiamo più stare zitti, perché se noi stiamo zitti gli altri inventano uno scenario artificiale di plebiscito».
Eppure si è parlato di un via libera di Rutelli a Veronesi...
«Non è assolutamente vero, Rutelli non ha fatto alcun nome, neanche nelle riunioni riservate. È stato molto corretto, è possibilista, non esclude, ma non ha dato un’indicazione. Un conto è l’ovvio apprezzamento per Veronesi, un conto è dire che è il miglior candidato. Anzi, Rutelli ha aggiunto che è importante avere una candidatura che esprima una discontinuità e che abbia una sua coerenza politico-programmatica».
Intende dire che il candidato della Margherita è un altro?
«Ci sono altre due candidature di grande prestigio che si stanno valutando. Il metodo di scelta è mettere a confronto i nomi e decidere. Io non ho né vorrei un potere di veto, però dico: confrontiamo l’ipotesi Veronesi con le altre».
Pensa a Livia Pomodoro e Bruno Ferrante? Le voci sono insistenti.
«Non dico né sì né no, non dico niente, altrimenti finiamo nella stessa logica».
Dalla Margherita milanese sono arrivate anche parole di pieno apprezzamento per Veronesi.
«C’è qualcuno che ci gioca e non mi riferisco solo ai Ds. Se qualcuno nella Margherita sostiene Veronesi perché sta tramando a livello personale per ottenere la carica di vicesindaco, posso assicurare che non ce la farà. Noi non vogliamo il vicesindaco per la Margherita, vogliamo il miglior sindaco e vicesindaco possibili. E comunque, piuttosto che il vicesindaco potremmo chiedere assessorati di peso, strategici per la città».
Quali assessorati vedrebbe bene per la Margherita?
«Urbanistica, Cultura, Bilancio, gli ambiti in cui è più necessario segnare discontinuità con il passato».
È sicuro che il centrosinistra vincerà le elezioni amministrative a Milano?
«Il trionfo delle Regionali ci ha fatto perdere la testa, eppure se proiettiamo i risultati del Pirellone sui collegi per le politiche, si vede che la partita è difficile. Proprio per questo dico di fare un’analisi comparata. Non escludo che Veronesi possa vincere, ma come sociologo sollevo i miei dubbi: un terzo degli elettori dell’Unione è a sinistra dei Ds e di fronte alla candidatura Veronesi potrebbe avere dei problemi».
I Ds hanno ribadito più volte che a fare le scelte definitive sarà il Cantiere. Non si fida?
«Il Cantiere di questo passo rischia di chiudere. Si fanno dichiarazioni in cui si sostiene di voler seguire un metodo democratico e in realtà il clima è voler designare in anticipo e quasi per acclamazione il candidato. Non siamo mica gli indigeni di Cristoforo Colombo, che li convinci dando loro due vetrini e dicendo: ecco, questa è la democrazia».
E l’ipotesi di Penati che si prepara a subentrare in tempi brevi a Veronesi?
«Per carità, il sindaco ponte è l’ultima cosa di cui ha bisogno Milano. Se Penati non mi avesse assicurato personalmente di non essere interessato, direi che nessuno può pensare di governare la città con simili logiche di breve periodo».
Non teme di essere accusato di autolesionismo, di essere il Tafazzi dell’Unione?
«Ci sono tanti modi di essere Tafazzi, anche dare l’immagine di un centrosinistra che se ne frega della partecipazione e della trasparenza delle decisioni».