Vittorio contro Oliviero: "Grida allo scandalo? E' un Giuda e ruba idee"

Il fotografo lascia la trasmissione di Sgarbi: troppo berlusconiana per
lui. Il critico: "Se ne è andato per questioni di soldi e millanta meriti
non suoi"

Ieri in un’intervista al Fatto Quoti­diano il fotografo Oliviero Toscani ha annunciato di «ritirarsi» dalla trasmissione di Vittorio Sgarbi, in programma in prima serata su Ra­iuno a partire dal prossimo aprile, nella quale avrebbe dovuto ricopri­re il ruolo di direttore artistico. Il motivo? «Non voglio essere taccia­to di essere un collaborazionista di Silvio Berlusconi», ha detto. Qui Sgarbi replica all’ormai ex collabo­ratore.  

E se Ruby l’avesse ucciso, invece di ringraziarlo e considerarlo come la Caritas (parole sue), Silvio Berlusconi sarebbe come Pasolini? E non staremmo qui a parlare di una scopata consenziente (e per di più negata) con una «parte lesa», lesa dove? Nel pagamento? E nella eventuale gratuità dell’atto non ci sarebbe comunque prostituzione prospettica in tempi senza rischio? Un investimento nel presente, concedendosi, per incassare, raggiunta la maggiore età, un incarico, un ingaggio, una candidatura. E senza prestazione fornita (come da lei e da lui asserito), una ragazza minorenne non può ricevere doni dal suo Babbo Natale?
L’innocenza di Berlusconi è garantita da Prodi che ne ravvisò (correttamente) la somiglianza con Babbo Natale, contrapponendosi a lui. Berlusconi è certamente Babbo Natale, e Pasolini, al contrario, non lo fu. La storia è nota. Pasolini fu il cliente di un minorenne (Pino Pelosi), prostituto dichiarato, che lo uccise perché non volle sottostare alla richiesta di atti sessuali non previsti ai quali Pasolini voleva spingerlo. Assumendosi il rischio della sua condotta criminale nell’accompagnarsi a un prostituto minorenne, Pasolini mise in gioco la propria vita e fu ucciso. Non per questo non commise il reato, e non perché è morto può essere considerato innocente. Invece da carnefice s’è trasformato in vittima. Da Caino in Abele. E nessuno lo ha giudicato e condannato per il reato di prostituzione minorile, attenuante che poteva ridurre la condanna di Pelosi.
Anzi, nella logica della procura di Milano e in modo inequivoco rispetto alla legge, la «parte lesa» è Pelosi. Legittima difesa, la sua, davanti a un criminale? Pelosi è «leso» in quanto pagato, in evidente flagranza di prostituzione. E Ruby, senza analoga flagranza, e nonostante neghi di essere (come non è) una prostituta, è «lesa» in quanto pagata. Ma se l’avesse fatto gratis? O per un interesse più grande? Quello di essere l’amica, l’amante, la mantenuta, la favorita, la protetta di un uomo, come prova la continuità dei suoi rapporti con Berlusconi, e la sua confidenza con lui. Chi mi frequenta, e vive e dorme a casa mia non è una prostituta è una compagna, una amante, una amica particolare. Parte lesa? Parte illesa, che ringrazia ed è riconoscente, e chiede protezione a un amico potente. La prostituta si respinge, non si riceve a casa, si finge di non avere conosciuto, la si evita con comprensibile ipocrisia. Quale prostituta, nell’emergenza, chiede aiuto a un cliente?
Parte lesa sono invece io che vengo aggredito e tradito da un amico, Oliviero Toscani, che non ho chiamato ma che si è proposto per collaborare alla mia trasmissione televisiva, e che oggi dichiara di avere rinunciato perché non vuole «essere tacciato di essere un collaborazionista di Silvio Berlusconi». Nessuno glielo ha chiesto. Lui si è proposto, ha preteso di non avere altri autori, costringendo alla rinuncia uno spirito libero, intransigente e non interessato come Filippo Martinez; ha preteso di essere solo e ha chiesto con documenti mail, dopo tre lunghe riunioni, anche di molte ore, a Roma e a Milano, un compenso troppo alto che non gli è stato accordato. A quel punto, e per quella sola ragione, ha deciso di rinunciare. Nessuno gli ha chiesto nulla, nessuna riunione è stata fatta senza di lui, e neanche dopo la sua rinuncia, per cambiare l’impostazione del programma. Nessuno ha parlato di «trasmissione filo berlusconiana». L’autore «politico» di maggior peso, è Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della sera e primo dei non eletti al Parlamento europeo nelle liste dell’Idv.
Non solo Toscani mente e tradisce come Giuda (come già fece dimettendosi da assessore a Salemi, denunciando condizionamenti di mafia che non ebbe mai, come poi ha riconosciuto) ma nobilita la sua rinuncia per interesse, mostrandosi intrepidamente antiberlusconiano. Nessuno gli ha chiesto di non esserlo. Se avesse ottenuto i soldi che chiedeva, oggi parteciperebbe al progetto, che non è mutato. Ed egli ruba anche le idee, perché attribuisce a sé, forse per l’età avanzata, ciò che è soltanto mio. Il titolo della futura trasmissione non è, infatti, Il bene e il male: questo è il tema di principio. Fuoco amico è invece il possibile titolo indicato da me. Ed è mia (non sua) l’idea (che verrà realizzata) di usare l’arte come chiave di lettura di tutti i temi, compresa la politica. Io (non lui) voglio fare intervistare Fidel Castro e Silvio Berlusconi su Dio, per esempio, come ricordano tutti gli amici, Vulpio in primis, che erano presenti alle riunioni, compreso il suo (ora indignato con lui) assistente Nicolas Ballario. Io parte lesa, la sua rinuncia è solo per una questione di soldi. Prostituzione? Ma oggi leggendolo con tristezza lo vedo non solo come Giuda ma come (imprevedibile) ladro di idee.