Vittorio Emanuele è libero ma «prigioniero» in Italia

da Roma

«Ho dovuto attendere ben 56 anni per riuscire ad entrare in Italia, adesso non posso più uscire...». Vittorio Emanuele alza gli occhi al cielo e chissà se pentito medita sull’ennesimo suo paradosso di principe senza regno.
Ieri il Tribunale del riesame di Potenza lo ha rimesso in libertà - dopo carcere e arresti domiciliari, ma per lui è scattato il divieto d’espatrio. È accusato di associazione per delinquere e secondo i magistrati ci sarebbe un potenziale pericolo di fuga. Perdipiù la sua residenza è in Svizzera, non si sa mai... Oggi, o al massimo sabato, lascerà la casa-prigione ai Parioli prestatagli da nobili amici dove ha trascorso quasi un mese. Destinazione sconosciuta. «Non erano stati fatti programmi e progetti sulla liberazione anche per motivi scaramantici - spiega l’avvocato Giulia Bongiorno -: ho qui con me una monetina che gli ha regalato la madre e che lui ha voluto mi portassi al tribunale del Riesame, la 10 lire d'oro del 1912».
Prima a sapere della revoca degli arresti la principessa Marina Doria. Racconta ancora l’avvocato: «Mi ha detto “me lo ripeta tre volte” e io gliel'ho ripetuto. Una cosa è certa: ho trovato una famiglia unitissima, che dal primo istante fino ad ora ha vissuto con partecipazione totale questa vicenda. La principessa ha vissuto gli arresti domiciliari come il principe, perché ovviamente, per evitare di essere riconosciuta e avvicinata dai cronisti, non è uscita praticamente mai».
«Oggi è finalmente finito l'incubo» dice, soddisfatto ma stanco, il principe. «Fisicamente sto molto bene, moralmente ancora di più. Ma la vera battaglia comincia adesso. Per quello che seguirà; voglio dire che ho piena fiducia nella giustizia italiana. Vedrete che la verità, la vera verità, verrà fuori perché la giustizia se uno la va a cercare, esiste».
Il processo è attualmente diviso in tre diversi tronconi: a Potenza rimane l'accusa di associazione per delinquere; a Roma l'accusa di corruzione dei Monopoli di Stato; al tribunale di Como l'imputazione relativa al casinò. «Per questo motivo - spiega la Bongiorno - il primo obiettivo sarà quello di arrivare all'archiviazione di almeno uno dei tre».