Vittorio Malacalza, viaggio dalla Val Trebbia al mondo

(...) sono entrati nel cuore di Camfin, la cassaforte del gruppo Pirelli, diventando i più importanti alleati di Marco Tronchetti Provera. E, soprattutto, portando in dote a Tronchetti qualcosa di ancor più importante degli (importantissimi) soldi: la mentalità da imprenditori e non da finanzieri.
Così, ad esempio, nei giorni scorsi era possibile leggere un lancio della Radiocor, l’agenzia di stampa del gruppo del Sole 24 ore, che quando si tratta di imprenditori ha, come dire?, un certo peso, dal titolo: «Camfin ancora in luce, più 21 per cento da rafforzamento Malacalza». Insomma, l’ingresso di Vittorio (e di Davide e Mattia, sempre più lanciati e sempre più autonomi di vita imprenditoriale propria) nella compagine azionaria sta facendo volare i conti del gruppo. Poi, certo, nella nota Radiocor si leggono frasi del tipo: «Dal momento che la partecipazione in Pirelli rappresenta praticamente il 100 per cento degli asset di camfin e tenuto conto del leverage, l’impatto dell’upgrade di Pirelli è abbastanza concreto». Ho una vaga idea di cosa siano gli asset, nè tantomeno so cosa siano il leverage o l’upgrade, ma mi dà l’impressione che si tratti di cose importanti e che il ruolo di Malacalza sia decisivo.
Per non parlare di Internet, che solitamente è un misuratore ben informato di quanto conti qualcuno. Fino a qualche mese fa, cercare notizie su Malacalza in rete era come informarsi sui segreti più nascosti del mondo. Nessuna foto, poche notizie, pochissimi articoli. Ora, all’improvviso, le citazioni abbondano e Vittorio si è guadagnato addirittura la citazione su Wikipedia, l’enciclopedia degli amanti della rete, compilata con il contributo degli utenti.
Oddio, Wikipedia è uno dei maggiori contenitori di sciocchezze esistenti al mondo e l’assenza dalla rete è spesso un buon segno per un imprenditore vero. Chi pensa a lavorare, solitamente, ha poco tempo per preoccuparsi di apparire. Ma, comunque, la comparsa di Vittorio Malacalza nella geografia internettiana significa fondamentalmente una cosa: che non si può più prescindere da lui. Come imprenditore era già grandissimo prima, oggi lo certificano persino i media e i new media.
In tutto questo, lui continua serafico per la sua strada e con il suo basso profilo. Pranzo all’Europa, due chiacchiere con Ardoino, lo scopone con gli amici, il cappellaccio di feltro d’inverno e quello di paglia d’estate, qualche buona navigazione davanti alla baia di Santa Margherita Ligure e, appena può, la statale 45 e il ritorno alla sua Valtrebbia e alla sua Bobbio. Da dove, oltre a una simpatia contagiosa, ha importato anche uno dei suoi punti di forza: sua moglie Carmelina Bellocchio (cugina del regista Marco autore di un capolavoro assoluto come Vincere), una forza della natura, l’esatto contrario della compagna dell’imprenditore di successo che se la tira.
Il successo dell’alleanza con Tronchetti Provera, fra l’altro, aumenta sempre più l’amarezza per la «Genova matrigna» che ha in qualche modo rifiutato Malacalza. Duccio Garrone, con i suoi modi rudi, ma con il suo fiuto innegabile, ci ha provato in ogni modo, forse addirittura più dello stesso Vittorio che si era messo a disposizione della città e degli imprenditori, ma certo non ci moriva dietro.
Lui no, non ci è morto. La città, non è detto.