"Il Vittorioso": ecco il libro

La difficile arte di intervistare un giornalista di razza <br />

Chi è davvero Vittorio Feltri, in assoluto il direttore che negli ultimi anni ha fatto più parlare di sé, l’unico capace di trasformare ogni sua avventura professionale in un successo di mercato da centina­ia di migliaia di copie? In che modo riuscì a raddoppiare le vendite del «Giornale» dopo che Indro Montanelli l’aveva lasciato nel 1994?E perché,trascorsi tre anni, se ne andò dalla redazione di via Negri sbattendo a sua volta la porta? Qual è il motivo per cui nel 2009 vi è ritornato? Qual è la ricetta segreta che ha applicato per salvare testate in crisi, come «L’Europeo» e «L’Indipendente», o per imporne di nuove in edicola, come «Libero»? C’era un unico modo per rispondere a questi e a molti altri interrogativi: costringerlo (e non è facile) a raccontarsi nel suo stile scabro e privo di orpelli retorici. È quanto ha cercato di fare Stefano Lorenzetto, uno dei migliori intervistatori italiani, che di Feltri è stato vicedirettore vicario al «Giornale». Ne è uscito il dialogo serrato ora pubblicato da Marsilio che sarà in libreria da mercoledì prossimo: «Il Vittorio­so. Confessioni del direttore che ha inventato il gioco delle copie» (pagg.264,euro 17,50). Un botta e risposta ricco diparticolari inedi­ti, incui il famoso giornalista svela i retroscena delle sue dirompen­ti campagne di stampa (da Affittopoli ai casi Boffo e Fini-Tulliani), narra splendori e miserie del «Corriere della Sera» che fu, distilla giudizi su politici e colleghi, parla dei giornalisti che ha amato di più (da Nino Nutrizio, che lo assunse alla «Notte», a Oriana Fallaci, che una notte si fece viva con lui dall’aldilà). E soprattutto, per la prima volta, si mette a nudo, svelando i suoi dubbi, i suoi tormenti, le sue idiosincrasie, i suoi affetti privati.