Viva l’incoerenza

Se un governo non ha più una maggioranza si va alle elezioni? Dipende. La Costituzione formale dice che si può trovare in Parlamento un’altra maggioranza. È quello che accadeva nella Prima Repubblica quando governavano la Dc e i suoi alleati. Erano i tempi del «fattore K»: l’alternativa impossibile. La Costituzione materiale della Seconda Repubblica tende a favorire la volontà espressa dagli elettori. Visto che al momento del voto hanno indicato un premier se costui non ha più la maggioranza si va tutti a casa. Poi c’è un’altra variabile. Se il premier è di destra lo si ribalta con una mossa di palazzo, se è di sinistra si va al voto. Questa è una strana legge, ma piace tanto al Pd. Marilina Intrieri, presidente dei Popolari Udeur, fa per esempio notare che quando il governo Prodi stava affogando l’allora ministro Rosy Bindi teorizzava così: niente inciuci di palazzo, nessun governo tecnico o di transizione, se Prodi cade si va al voto. «Il capo del governo scelto dai cittadini non può essere sostituito». E così fu. La Bindi voleva scongiurare altri colpi di mano alla D’Alema. Romano a casa e Massimo a Palazzo Chigi. Ora, stranamente, la Bindi è diventata paladina del governo di Palazzo. Opinioni ballerine.