«Viva l’Italia! è un brano che metterebbe tutti d’accordo»

Mogol è chiaro: «Non dobbiamo aver paura di niente». Il principe degli autori italiani approva l’idea di cantare all’Ariston i nostri brani storici. E si appassiona all’argomento: «E’ ora di dire basta a certe radicalizzazioni e di andare oltre ai simbolismi che ormai appartengono a un passato doloroso ma lontano. Sappiamo tutti che cosa è successo. Ma non è che se canto Bella ciao sono comunista o se intono Giovinezza mi senta per forza fascista. Le canzoni spesso hanno un valore diverso da quello apparente ed è a questo che dobbiamo pensare. Ad esempio io, che non sono mai stato comunista, ho scritto L’amico latino pensando a Che Guevara. Ma questo non voleva dire che io la pensassi come lui. Bisogna essere onesti e uscire dai luoghi comuni: la canzone non è una questione di appartenenza ma di cultura. Quali sono quelle più significative per l’Italia? Qualcuna la dico. Ma mi sento parte in causa e quindi non vado oltre le prime tre».