Viva il Montiano e i suoi fratelli

Domina Viterbo nella classifica dei vini laziali che compiliamo da sette anni anni incrociando le valutazioni delle quattro più importanti guide di settore. Le prime quattro etichette arrivano tutte dalla Tuscia così come 13 delle 25 che ottengono una media di almeno 8 punti. Un grande successo per la provincia più a Nord del Lazio, che l’anno scorso piazzava una sola etichetta tra le prime cinque e sei nelle prime venti. Ed è il Montiano 2007 di Falesco a vincere con la media stratosferica di 8,89, confermando la tradizione che vede alternarsi in testa alla nostra classifica da sette anni soltanto il Merlot in purezza di Riccardo Cotarella (che aveva già trionfato nel 2005 e nel 2007) e il Mater Matuta di Casale del Giglio (che aveva vinto nel 2003, nel 2004, nel 2006 e nel 2008). L’azienda di Antonio Santarelli, che da sempre domina la nostra graduatoria e il panorama enologico regionale, quest’anno non figura in classifica perché per un disguido non ha mandato in tempo i campioni a una delle quattro guide, finendo per esserne esclusa. E la nostra impietosa regola prevede che siano considerati solo i vini recensiti da tutti e quattro i volumi. Ciò che ha anche tagliato fuori i prodotti di altre aziende importanti come Coletti Conti, il cui Cesanese Romanico ha quest’anno ottenuto grandi consensi. Per quanto riguarda Falesco, dopo la tormentata esclusione dell’anno scorso, abbiamo deciso quest’anno di riammettere i vini laziali dell’azienda che ha sede a Orvieto ma produce alcune etichette a Montefiascone.
Ma torniamo alla superclassifica. Come detto è Viterbo la provincia dominatrice con 13 vini tra i top 25, seguita da Roma con 7, da Frosinone con 3 e dal Latina con 2. L’anno scorso aveva vinto l’hinterland capitolino con 8 etichette «over 8». Malgrado l’assenza di Casale del Giglio, che l’anno scorso aveva piazzato tre etichette ai vertici, quest’anno il numero di vini di alta qualità è aumentato del 25 per cento, passando da 20 a 25. È aumentato anche il punteggio medio dei vini: basti pensare che tre vini (il Falesco, il Poggio della Costa e il Passirò) superano l’8,54 con cui l’anno scorso aveva vinto il Mater Matuta. Quanto alle denominazioni, dominano ancora i vini Igt, che sono 17 su 25 e occupano tutte e quattro le prime posizioni: solo 8 i vini Doc, a dimostrazione che nella nostra regione denominazioni «deboli» favoriscono le sperimentazioni e le soluzioni affascinanti al di fuori dei canoni dei disciplinari. Quanto alle tipologie, quest’anno si registra il riscatto dei bianchi, che l’anno scorso erano solo sette e piazzavano il primo vino al sesto posto e quest’anno sono nove e registrano la grande performance del Poggio della Costa 2008, stupefacente Grechetto in purezza di Sergio Mottura, secondo in classifica. Da notare ancora il successo dei vini dolci, tipologia per tradizione «fiacca» nella nostra regione: quest’anno invece sono cinque, con due etichette in evidenza, il bianco Passirò di Falesco e il rosso Idea di Trappolini al terzo e quarto posto.
Infine una nota metodologica. Abbiamo preso in considerazione le quattro guide più diffuse a Roma uscite nelle ultime settimane: Duemilavini 2010 dell’Ais, Vini d’Italia 2010 del Gambero Rosso, I vini d’Italia 2010 dell’Espresso e Annuario dei grandi vini italiani 2010 di Luca Maroni. Per ognuna abbiamo «corretto» il punteggio in decimi. Per Duemilavini, che esprime il punteggio in grappoli, abbiamo assegnato il punteggio minimo del «range» diviso per 10 (9 punti per i 5 grappoli, 8,5 per i quattro, 8 per i tre e 7,4 per i due); per il Gambero Rosso abbiamo assegnato 9 punti per i tre bicchieri, 8 per i due (con un bonus di 0,5 per i «due bicchieri» finalisti) e 7 per gli uno); per Luca Maroni abbiamo messo una virgola al punteggio in centesimi (esempio: 84 è diventato 8,4); e per l’Espresso abbiamo diviso per due il punteggio in ventesimi (esempio: 15,5 è diventato 7,75). Al prossimo anno.