VIVA RADIO2, FUGA DALLA PLAYLIST

Innanzitutto, diciamo le cose in italiano. In gergo radiofonico, la «playlist» è la classifica delle canzoni più trasmesse dalle varie emittenti italiane. Dovrebbe essere uno strumento. Ma, sempre più spesso, si trasforma in un feticcio. Mi spiego: la «playlist» identifica le canzoni più trasmesse dalle emittenti principali; le radio minori si adeguano con la loro programmazione musicale; e così capita che tutte le radio - senza soluzione di continuità - trasmettano la stessa musica. In pratica, è il cane che si morde la coda.
Fra i tanti meriti di Fiorello e di Viva Radiodue, c’è quello di sfuggire alla dittatura della playlist. Anzi, di fregarsene assolutamente. L’unico modo di sentire il successo del momento nella trasmissione di culto della radio italiana è quello di ascoltarlo dal vivo, perché quel giorno c’è l’interprete ospite in studio da Fiore. È successo, ad esempio, con Laura Pausini o con Elisa. Ma, per l’appunto, siamo all’eccezione. O all’eccezionale, considerando la qualità delle esecuzioni live delle due interpreti.
La regola è musica diversa dagli altri. Con tanto di creazioni di fenomeni: il leitmotiv fiorelliano dei «Tiri al piattello» dello scorso anno è parte integrante del boom di Viva Radiodue; il Mines di Per diventare gay è arrivato addirittura in classifica; in questi giorni L’arrotino sta dando la linea musicale alla trasmissione. Siamo di fronte a un fenomeno simile a quello di Linus e Nicola Savino a Deejay chiama Italia: ma se i due mattatori del mattino di Deejay alternano brani da playlist e brani che sono loro due a portare nelle playlist, Fiore parte proprio dal grado zero della musica. Da brani e gruppi completamente sconosciuti.
Certo, resta da chiedersi chi è il talent-scout fiorelliano. Sembrerebbe da escludere che il merito delle scoperte possa essere attribuito agli autori: Marco Baldini sembra fermo a «Oh, oh, cavallo»; Riccardo Cassini ha la fisicità importante di «Viva la pappa»; Federico Taddia, che scrive moltissimo per i bimbi, parrebbe avere una preparazione musicale che spazia da «Dolce Remi» a «Viva Topolin», ma non oltre; Francesco Bozzi, con la sua sicilianitudine come cifra stilistica, pensiamo sia fermo a «Sciuri sciuri». Quanto a Alberto Di Risio, il suo mondo è quello dei playboy di una volta: palpebra a mezz’asta; sguardo un po’ perso; ciuffo brizzolato come carta di identità. Di Risio è l’ultimo della generazione dei Gigi Rizzi, dei Beppe Ercole, dei Paolo Pazzaglia. E, di conseguenza, la sua preparazione musicale è quella dei lenti da balera e dei balli della mattonella.
Insomma, non si sa di chi sia il merito, ma quelli di Viva Radiodue hanno il grande merito di scappare dalle playlist. Così come hanno il grande merito di dare ritmo a tutta la trasmissione. Brani come la Rula di Gabriella Germani o le telefonate (vere) di Mike Bongiorno e Fiore sono musica. Musica per le nostre orecchie.