Viva il rugby ma non a Marassi

Da sabato 19 a martedì 22, in 4 giorni allo stadio di Marassi andranno in scena 3 partite di diversa ma parimenti grande intensità sportiva e significativo coinvolgimento popolare.
Si comincerà con Italia-Argentina amichevole di rugby e se piovesse, com'è purtroppo possibile se non pure probabile, il giorno dopo Sampdoria-Lazio, delicatissimo match calcistico di serie A, si svolgerebbe su un prato abbondantemente arato, e identica sorte toccherebbe due giorni appresso a Genoa-Spezia, delicatissimo match di serie C1.
Chiaro che c'è qualcosa (molto?) che non va.
Guai però a chi s'azzardasse a dire cosa ci fa il rugby a Marassi. Meno male che c'è Bollesan che porta a Genova un rugby del genere una volta all'anno, magari quelle volte potessero moltiplicarsi per 5 o per 10. Magari potessimo offrire ai nostri figli e nipoti la possibilità di vedere dal vivo cosa significhi Sport con la S maiuscola a livello professionistico, cosa significhi darle e prenderle con dignitosa virilità nelle regole, altro che piangersi addosso, restare a terra in agonia dopo un calcio, una spinta, uno strattone, una manata, implorando per l'aggressore il cartellino giallo o rosso della mamma-arbitro e subito dopo rimettersi a correre come un leprotto. Altro che piagnistei e compromessi, col tifoso con la testa conficcata nel pallone che urla «devi morire!» e in quel momento, se avesse davanti uno specchio e lo confortasse un residuo di dignità, correrebbe al cesso, infilerebbe la testa nel water e tirerebbe la catena. Ed è chiaro che purtroppo non parlo di casi isolati.
Viva dunque il rugby, sport educativo per eccellenza, che con le sue pochissime storture e i suoi tantissimi meriti umani e sociali forgia l'uomo a imboccare la via della lealtà. Non importa se al mondo siamo «soltanto» undicesimi, se al Sei Nazioni facciamo raccolta di Cucchiai di legno. Importa che i pargoli guardino e apprezzino.
Tuttavia qui qualcosa (molto) non va.
Non va che un megamiliardario computer calcistico non abbia tenuto conto che a Genova, in quell'unico stadio, giocano due squadre: e sciaguratamente abbia assegnato loro lo stesso turno casalingo.
Non va, da quel dì, che il Comune di Genova abbia sperperato un monte di miliardi per rifare uno stadio Carlini con spalti ridicoli e privo di parcheggi sotterranei, in cui c'è tutto e niente: un campo dalle dimensioni vietate al rugby e al calcio di livello nazionale, per «favorire» una pista ciclistica in cui sarebbe folle fare ciclismo e una pista di atletica inidonea ad ospitare competizioni ufficiali.
Risultato: tutti a Marassi, a beccarsi come i capponi di Renzo e a sperare che non piova, facendo la danza della siccità.
Perché è chiaro che la Sampdoria, di fronte alla prospettiva di un «tour de force» che la obbligherà a disputare 10 durissime partite su 3 fronti (serie A, coppa Uefa e Coppitalia) in 32 giorni, avrebbe tutto il diritto di affrontare un match di importanza strategica come quello con la Lazio (vincerlo vorrebbe dire esibirsi in un balzo prodigioso in campionato) potendosi giocare tutte le carte al meglio. Perché è chiaro che il Genoa avrebbe tutto il diritto di poter fare altrettanto ospitando lo Spezia (vincere vorrebbe dire mettersi definitivamente a vento da eventuali jatture supplementari a tavolino) in un confronto che assume valenza decisamente superiore a quella dei 3 punti in palio.
A proposito del Grifo - appendice d'obbligo - mi chiedo quando la smetteranno taluni colleghi di esibirsi nella rischiosa ginnastica di illudere i tifosi. La vicenda Gallo-Preziosi attiene al privato, non può portare alcun vantaggio al Genoa che ha bisogno di tutt'altro.