VIVA IL TICKET

Un anno fa, esattamente di questi tempi, scrivevamo che la manovra sanitaria era tutta sbagliata, tutta da rifare. Soprattutto, spiegavamo che era sbagliatissimo aumentare le tasse regionali per tutti, anzichè cercare di recuperare risorse con i ticket sui farmaci, sulle analisi e sugli esami. Ci spingevamo, addirittura, a fare l’elogio dell’odiatissimo ticket.
A distanza di un anno, avevamo ragione. La manovra si è dimostrata un fallimento totale e il buco della sanità è diventato una voragine. Paghiamo più tasse, ma - come documentato alla perfezione nei giorni scorsi da Paola Setti e come denunciato in consiglio regionale da tutta l’opposizione e, in campo sanitario, soprattutto dal dobermann azzurro Matteo Rosso - i risultati sono liste d’attesa più lunghe e fughe sanitarie dalla Liguria in crescita. Un pianto.
In tutto questo, per mesi e mesi, tentare di reitrodurre i ticket è stato un argomento tabù. Di altre misure doverose, ma scomode, come la chiusura dei piccolissimi ospedali per concentrarli in poli d’eccellenza, almeno si parla. Non si fa, ma se ne parla. Dei ticket, no. Nessuno ha avuto il coraggio di chiedere la reintroduzione dell’«odioso balzello» su ticket ed esami.
Anzi, la giunta Biasotti - che pure li aveva meritoriamente introdotti - li ha demagogicamente cancellati negli ultimi sei mesi di governo. Ecco, io - che per confermare quella giunta ho convintamente votato - credo che sia stato l’errore più grosso. Se si ha il coraggio delle proprie idee e delle proprie scelte, non c’è avvicinarsi di scadenza elettorale che tenga. Così il centrodestra scontentò tutti: noi pochissimi favorevoli ai ticket, che assistemmo a un’operazione elettoralistica e, ribadisco, vergognosamente demagogica. Ma anche i contrari ai ticket, che si sentirono presi in giro dal tentativo di captatio benevolentiae fuori tempo massimo.
Date alla Casa le botte che sono della Casa, non è che quelli dell’Unione siano meritevoli, anzi. Hanno peggiorato quella parte di politica sbagliata che aveva fatto il centrodestra, continuando e allargando la demagogia dei ticket.
Oggi, li pagano in pochissimi. Ogni volta che vado in farmacia o in ospedale e sento la fatidica domanda «lei supera i 36mila euro lordi familiari?» che comporterebbe il pagamento di due euro sulle ricette e del ticket sugli esami e sulle analisi, mi sento circondato da nullatententi. Spesso sono gli stessi che, nelle mani, hanno sacchetti di importanti e lussuose boutiques del centro. Eppure, stiamo parlando di una cifra lorda e familiare, non un reddito da Paperoni. Eppure, chi paga il ticket sembra una mosca bianca, una specie rara.
Non sarebbe il caso di farlo pagare a tutti, tranne gli indigenti? Quelli veri, intendo. Non sarà la panacea per chiudere il buco della sanità, ma intanto è qualcosa da cui partire. Ed è anche qualcosa di liberale.
Gradirei risposte. Soprattutto dal professor G.B. Pittaluga, persona stimata e liberale autentico. O, almeno, così ricordavo.