Vivaldi, pagine e concerti sulla musica delle "orfanelle"

Un romanzo dello scrittore Tiziano Scarpa sulle storie dell’orfanotrofio dove il musicista insegnava alle ragazze abbandonate. Esibizioni a Venezia e Milano per incontrare un’epoca
<br />

Affresco del Settecento veneziano. Storie della Serenissima durante la vita di uno dei compositori italiani più grandi: Antonio Vivaldi. Nella città lagunare il personaggio nacque e visse per un’esistenza intera (tranne gli ultimi due anni a Vienna, dove si trasferì a caccia ma inutilmente di una fortuna che aveva perso). Con penna e calamaio l’universale musicista delle “Quattro stagioni“ scolpì alcune delle opere più belle del barocco italiano. Non solo pagine da sfogliare di un nuovo libro che una biografia non è. Anche concerti in questi giorni, uno stasera proprio a Venezia, con brani da lui firmati; se ne troveranno a breve in quel di Roma e Milano. “Chi era Vivaldi? - fa eco lo scrittore Tiziano Scarpa, 45 anni, che ha appena pubblicato per Einaudi “Stabat Mater“ - Un prete che non serviva messa; aveva problemi di asma. Per certi versi anche discusso perché viveva pure con una delle sue cantanti preferite». Scarpa, nel suo romanzo nelle librerie da qualche settimana, “intreccia“ eliminando i soliti luoghi comuni - a suon di pettegolezzi e cicisbei - le vicende di quest’artista dalla doppia vita (“una come compositore e insegnante l’altra come interprete facente parte di quell’asse di grandi virtuosi che parte da Biagio Marini e passa da Niccolò Paganini), a quelle della giovanissima Cecilia che viveva nell’orfanotrofio delle orfanelle ai tempi presso l’ospedale della Pietà. «In quel luogo - racconta lo scrittore - venivano messe le bimbe senza genitori oppure quelle rifiutate dalle famiglie. Per molti anni ci lavorò Vivaldi; le sue allieve facevano parte di un’orchestra che si esibiva in chiesa. Spesso prendevano i nomi dai loro strumenti, come Anna Maria Dalviolin e Lauretta dell’Organo, e si esibivano dietro a grate facendosi appena scorgere dal pubblico». Giochi tra mistero e fascinazione. Le storie di quelle anime abbandonate in cerca di un riscatto. «Qualcuna si sposava, una su dieci poteva diventare musicista», conclude l’autore. «La musica di don Antonio entra dentro i nostri occhi, impregna le nostre teste e ci fa muovere le braccia - riportà così il romanzo delle memorie dell’orfanella Cecilia -. Il gomito e il polso del braccio destro si snodano per manovrare l’archetto, le dita della mano sinistra si piegano sulle corde. Noi siamo attraversate dalla musica dei maschi (...)». E ora le note, per incontrare l’epoca e le sue espressioni musicali. Questa sera a Venezia nel palazzo delle Prigioni - piazza San Marco ore 21 - il cartellone “Vivaldi e Barocco“ eseguito dall’orchestra Collegium Ducale (formatasi dall’incontro dei migliori musicisti delle orchestre venete; in programma anche pagine di Arcangelo Corelli e Tommaso Albinoni. Il 20 dicembre a Berlino “Vivaldi for Christmas“ al Philharmonie Berlin (herbert-von-Karajan-Str.1; auditorium 2440 posti): dalla sinfonia numero 1 in do maggiore al concerto numero 9 “l’estro armonico“. Appuntamento a Milano non con il compositore veneto ma con il periodo. Sul palcoscenico dell’Auditorium Lattuada (corso di Porta Vigentina 15/a) dalle 16 l’Orchestra Barocca dell’Accademia internazionale della musica esegue Haendel, Corelli e “La follia“ di Geminiani.