Vivere appesi a Bocchino

Ma quale crimine deve scontare il popolo italiano, ma quale castigo si è meritato, per doversi sorbire ogni giorno il supplizio chiamato Bocchino. La constatazione è avvilente, ma nessuno può negare l’evidenza: ormai le sorti del Paese sono nelle sue mani. E lui, con garbo inconfondibile, non fa nulla per nasconderlo. Minaccia, detta condizioni. Se gli gira, se Berlusconi non fa quello che gli chiede, se appena gli suona male una parola poco chiara, sappiamo già cosa ci tocca: con lo strapotere della sua forza politica, Bocchino stacca la spina al governo e l’Italia ripiomba nelle grane.

Chiaramente non era questo che si sognava, anni fa, quando tutti esultavano per l’arrivo del bipolarismo nella collassata e ingovernabile politica italiana. Eravamo tutti stremati dalle lunghe stagioni trascorse in balìa dello zero virgola, cioè di quei partiti senza peso elettorale, ma con smisurato peso specifico. Avevano l’orgoglio di definirsi “ago della bilancia”: bastava uno spostamento millimetrico, una parola sola, e facevano subito pendere la bilancia dalla parte della crisi di governo. Aghi letali come coltelli.

Ci siamo molto lamentati, quando l’Italia era nelle mani del Psdi. Ci siamo lamentati e abbiamo sognato l’arrivo di un’altra stagione, più seria e più stabile. Ci ritroviamo tanti anni dopo in bilico sugli umori di Bocchino. E’ come una dichiarazione di voto: ogni volta che penso a come stiamo messi oggi, confesso il peccato mortale di rimpiangere malinconicamente la lunga stagione passata. Meglio il Psdi, di Bocchino. Meglio lo zero virgola dello zero assoluto

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