Vivere tutti i giorni tra paura, rabbia e rassegnazione

Paolo: «Assistiamo al dilagare del caos»

Paura, rabbia, impotenza e rassegnazione. Sono questi i sentimenti di chi vive e lavora a Porta Pia. Come Samantha, commerciante di via Ancona: «Ho paura dei senza fissa dimora che vivono nei sottopassi, una mattina di due anni fa uno di loro è entrato nel mio negozio e mi ha minacciato perché non volevo dargli dei soldi. Ero incinta, ho chiamato i Carabinieri, sono arrivati due ore dopo, per fortuna il clochard se n’era andato. Ma che spavento!». Il problema della sicurezza nella piazza è molto sentito: «Nel mio negozio - spiega Cristina - entrano spesso piccoli gruppi di zingari. In un anno mi hanno rubato quattro cellulari, due carte di credito e un portafogli. Ma che dobbiamo fare?». Il timore sembra crescere di sera quando fa buio: «Io - spiega Isabella, che ha un negozio di abbigliamento a Porta Pia - chiudo il locale alle ore 20. In quel momento la piazza è semibuia, e le facce che girano non promettono nulla di buono. E poi i vigili urbani dove sono? Durante il giorno decine di ambulanti irregolari vendono oggetti griffati a poco prezzo davanti ai negozi penalizzando il nostro lavoro». L’assenza dei vigili urbani è sentita da molti. Tra questi Franco, l’edicolante della piazza: «Siamo assediati. E poi la piazza è sempre sporca, il parcheggio è selvaggio, le mamme con i bambini, gli anziani e i disabili devono fare gli atleti per non farsi male». Annuisce Francesco, 64 anni, che vive all’inizio della Nomentana: «Altro che percorso di sopravvivenza, qua per attraversare la piazza ci vuole l’amuleto. Tra corso d’Italia e via Reggio Emilia, in 400 metri non vi è uno spazio regolare per attraversare la piazza. Questo perché il sottopasso è occupato dai barboni». Paolo, titolare della gioielleria tra via Nomentana e via Ancona, ha inviato al sindaco Veltroni un dossier fotografico che evidenzia lo stato di degrado del piazzale: «So che le istituzioni stanno lavorando a un progetto di riqualificazione della zona. Speriamo facciano presto. Al momento però - spiega il gioielliere - sembra di lavorare e vivere in una casbah. Ogni giorno assistiamo impotenti al dilagare del caos e del degrado». Questa situazione ha cambiato le abitudini di molte persone. Tra queste Renata, insegnante di francese. «La sera non esco più in strada per portare a spasso il mio cagnolino. Aspetto che torni mio marito. E quando vado io, in quei giardinetti pieni di escrementi, mi sento davvero ridicola a raccogliere quelli del mio cane».