È vivo Bruno Ventavoli

Volete un perfetto esempio di provincialismo giornalistico? Lo volete spolverato con un cattivo gusto quasi invisibile? Allora prendete la notizia dell'incidente mortale capitato a Stephen Irwin, spericolato e celeberrimo documentarista compianto da capi di Stato e ambientalisti di tutto il mondo, e fate riportare questa notizia dal quotidiano che piace alla gente che annoia: La Stampa. Sentitevi al centro del mondo nella vostra Torino, ossia, e anziché cercare di comprendere e spiegare qualcosa che al centro del mondo mediatico c'era davvero (con 200 milioni di affezionati spettatori distribuiti in 120 Paesi del mondo) e anziché fare il vostro mestiere, cioè, fate gli spiritosi come ha fatto ieri il torinese Bruno Ventavoli. Se Stephen Irwin aveva una bambina di otto anni di nome Bindi, per esempio, fateci sganasciare dal ridere scrivendo di «nessun omaggio alla ministra italiana, l'omonimia è casuale». Magari aggiungete che Irwin assomigliava all'attore di «Mr Crocodile Dundee» (anche se non ci assomigliava per niente) ma soprattutto serbateci un gran finale: «Irwin non si tirava mai indietro, non sapeva resistere al richiamo della natura selvaggia, aveva persino partecipato a un barbecue per sostenere Bush». Traduzione: chi se ne frega del rispetto minimo che sarebbe dovuto a una persona morta benché lontana da Torino: al centro della scena è il talento comico di Bruno Ventavoli, applausi per Bruno.