«Vivo per miracolo». Dramma Locatelli

da Jerez de La Frontera

Fortuna, miracolo, casualità, eccellente resistenza del casco: ognuno la può mettere come vuole, ma ciò che conta solamente è che Roberto Locatelli è vivo. Ed è un miracolo per la dinamica dell'incidente, una fortuna per la velocità della caduta (160 km/h) e dell'impatto (120 km/h) con le protezioni, una casualità, perché sarebbero bastati pochi gradi di differenza a rendere fatale la botta, un trionfo tecnologico, perché il casco Shoei ha assorbito come meglio non avrebbe potuto il terribile urto.
Sono le 12 e 13 minuti quando Locatelli in sella alla sua Gilera 250 esce in seconda marca a circa 130 km/h dalla curva "Peluqui", una destra che immette su un breve rettilineo. A moto dritta e gas completamente spalancato, la testa del pilota sta già pensando alla successiva curva a destra, la "Criville", che si affronta in quarta marcia e a velocità piuttosto sostenuta. Ma molto prima di poter impostare la traiettoria, la Gilera scarta a sinistra e l'immagine diventa agghiacciante. Il Loca, 32 anni e quindi piuttosto esperto, con alle spalle un titolo mondiale conquistato in 125 nel 2000, tenta disperatamente di riportare la moto verso destra, ma non ce la fa, come se lo sterzo fosse bloccato. È solo un'ipotesi naturalmente, mentre è praticamente una certezza che qualcosa si è rotto sulla sua Gilera. Roberto tira sullo sterzo, ma la sua moto continua inesorabilmente a scartare verso sinistra, nello spazio di fuga, puntando le barriere lontane non più di 10 metri. L'ultimo, estremo tentativo è quello di mettere il piede sinistro a terra e, mentre la moto continua la sua corsa, al Loca non rimane che buttarsi per terra, ma non riesce a staccarsi completamente dalla moto e con questa finisce contro le gomme di protezione. L'impatto è terribile, la Gilera si spezza in due come un grissino e il pilota bergamasco rimane a terra esanime.
Quando i soccorritori lo portano nel centro medico - dove lo attendono sotto choc la fidanzata Manuela e il papà - è in coma e viene purtroppo naturale pensare al povero Daijiro Kato, morto in un incidente simile a Suzuka nel 2003. Fortunatamente, però, Locatelli comincia a rispondere alle sollecitazioni e l'incidente agli occhi del dottor Claudio Costa comincia ad assumere contorni meno drammatici. In un attimo, il luminare del motomondiale decide per il coma farmacologico e per il trasporto in ambulanza all'ospedale di Cadice, a una cinquantina di chilometri dal circuito. Quattro ore dopo, il dottor Costa torna in circuito: il bollettino medico è terribile, ma se non ci saranno complicazioni nelle prossime 24-48 ore, da mettere in preventivo in casi del genere, Locatelli è fuori pericolo. «È stato un incidente spaventoso - dice il creatore della Clinica Mobile -, ma la Tac ha escluso lesioni al cervello e, se tutto va bene, mercoledì tornerà in Italia. Roberto ha un trauma facciale con fratture multiple, la frattura della clavicola sinistra, una contusione al polmone sinistro e la frattura e lussazione della tibia tarsica sinistra, la più brutta che abbia mai visto nella mia vita. Ma il peggio sembra scongiurato». Conta solo questo.