Il vizio antico della casta che fa cassa

Vorremmo tanto accreditare ai politici - quelli in particolare che siedono a Palazzo Madama e a Montecitorio - la capacità di resistere al fascino delle poltrone, dei finanziamenti, delle indennità, dei privilegi. Ma non possiamo. Quasi ogni giorno la «casta» dà il peggio di sé aggiungendo nuovi elementi d’accusa a un dossier sterminato. Nessun indizio di redenzione, solo prove evidenti di recidiva in vecchi intollerabili vizi.
Con voto bipartisan il Senato ha deliberato che nelle prossime «europee» i rimborsi elettorali spettino non solo ai partiti che, avendo superato lo sbarramento del 4 per cento, potranno essere rappresentati, ma anche a quelli che supereranno almeno la soglia del 2 per cento. Unanimità in proposito, i radicali si sono astenuti, i moralisti ululanti dell’Italia dei valori hanno detto sì. Le polemiche rabbiose che infuriano nel Palazzo quando si discute d’alti temi etici, si sono placate d’incanto in vista della cassa. I nanetti della scena pubblica hanno potuto brindare. Saranno sconfitti, ma remunerati.
Generosissimi con se stessi, gli affittuari e subaffittuari del Palazzo lo sono anche nei confronti di chi ha l’alto compito d’assisterli. Cosicché - lo scriveva ieri sul Corriere Gian Antonio Stella - si hanno promozioni a raffica e trattamenti pensionistici eccezionali. Il tutto graziosamente elargito da chi, concedendolo, non sborsa di tasca sua un euro. Paga il contribuente. Oltretutto i senatori e deputati riluttano a far rilevare le loro impronte digitali perché sia evitato lo squallido fenomeno dei «pianisti». I controlli vanno bene - Brunetta insegna, e noi siamo del tutto d’accordo con lui - per i cittadini comuni, tenuti a rispettare le leggi. Non per i legislatori che le fanno.
Spiace che dopo tante denunce e tanti ipocriti atti di contrizione, l’abbuffata partitica continui. Il Paese è scandalizzato da tempo. Lo è particolarmente in un momento in cui gli italiani devono stringere la cinta (non i commessi, autisti, barbieri, segretari e dattilografi di Montecitorio). E lo è particolarmente perché il festoso assalto alla diligenza coinvolge l’intero arco politico, non consentendo di distinguere tra buoni e cattivi. In questo western dei rimborsi e degli sprechi buoni non ce ne sono.
Ci accuseranno - capita quasi sempre - d’essere qualunquisti e di attentare, scrivendo ciò che scriviamo, alle istituzioni democratiche. No, gli attentatori non siamo noi. Stanno altrove.