«È un vizio che provoca scompensi alla famiglia»

Il legale che segue la causa civile alla Corte d’Appello: «L’uomo era inadempiente come marito e come padre»

da Milano

«Il gioco d’azzardo può portare gravi scompensi in famiglia, per questo i giudici hanno stabilito che quel matrimonio è nullo». L’avvocato Giovanna Comolli sta seguendo la fase finale del procedimento, quella del riconoscimento in Italia della sentenza di nullità del matrimonio per incarico della donna sposata con il giocatore d’azzardo.
Con quali motivazioni è stata accolta la vostra istanza?
«Di fatto il gioco d’azzardo impediva all’uomo di portare avanti il ruolo di marito e di padre. Era inadempiente rispetto alle più basilari regole del matrimonio, come contribuire al mantenimento della moglie e dei figli».
Certo colpisce il fatto che per undici anni la coppia abbia convissuto...
«Per il diritto canonico, il fatto che siano passati degli anni non determina un cambiamento all’origine: il fatto che lui, per farsi sposare, avesse nascosto alla fidanzata il suo problema, ha reso nullo il matrimonio».
Perché avete chiesto la dichiarazione di nullità anche per «incapacità»?
«La scuola psichiatrica americana, già da decenni, ha classificato gli aspetti clinici del gioco d’azzardo nell’ambito del disturbo del controllo degli impulsi e ciò è stato recepito anche dalla psichiatria italiana: sono sempre più numerosi gli specialisti e i centri di recupero che tentano di riportare alla normalità i giocatori. Sono stati riscontrati diversi punti di contatto fra la dipendenza dal gioco e quella dalle droghe. La cronaca recente è costellata di esempi, basti pensare al sedicenne suicida per aver perso al Lotto. Gli italiani nel 2005 hanno spesso circa 28 miliardi di euro nel gioco, che in alcuni casi può diventare una sorta di droga per il cervello».
Che cosa significa, invece, il «dolo»?
«I giudici ecclesiastici hanno riconosciuto la nullità in base a questa seconda motivazione: l’uomo aveva volontariamente nascosto il suo vizio alla futura moglie, che se fosse stata a conoscenza della realtà avrebbe avuto dei buoni motivi per non sposarsi. Il canone 1098 del codice di diritto canonico stabilisce che chi si sposa raggirando il coniuge per ottenere il suo consenso, nascondendo una propria caratteristica che per la sua natura può perturbare gravemente la vita coniugale, non contrae validamente il matrimonio».
Quali sono altri possibili casi con questa motivazione?
«Ad esempio, il più classico, è quello del coniuge che nasconde all’altro la propria omosessualità o tossicodipendenza; oppure quello della donna che si sposa incinta di un altro facendo credere all’uomo che sia suo figlio, o ancora l’uomo che per farsi sposare dice di essere un medico dentista e invece dopo le nozze la moglie scopre che non era vero».