«È un vizio tremendo che non ti lascia mai»

Marco, 60 anni, dirigente d’azienda. Quella per il casinò è stata una passione scoppiata 6 anni fa. La prima volta ho perso, la seconda ho perso ancora, la terza ho vinto e poi ho sempre perso. Fino a bruciare un milione di euro. Lavoravo in una grossa industria automobilistica e avevo soldi miei, ma la mia famiglia ad un certo punto mi ha messo alle corde. Alla fine ho scelto loro ma con grande fatica. Ho sempre un pensiero fisso che mi assilla e ogni tanto ho bisogno di un supporto psicologico. Conosco persone che dopo anni di astinenza sono volate a Las Vegas e hanno giocato per 72 ore consecutive. Io ad esempio mi rendo conto di avere dei problemi antichi da risolvere. Sono cresciuto senza papà, ho avuto altre disavventure, ho perso un bambino di tre anni, ma non voglio giustificarmi. Certe depressioni o si risolvono oppure si cade nell’alcolismo, nella droga, nel gioco. Per fortuna a me è scattata una molla e ho detto basta. Noi siamo dei malati, a tutti gli effetti. Mi rendo conto di non aver del tutto sconfitto il mio vizio, ma lo controllo. E dietro l’angolo c’è sempre la paura di una ricaduta. Purtroppo abbiamo uno Stato che invece di fermare il gioco lo incentiva.