La vocazione di aiutare le squadre in difficoltà

Ci sono squadre che, a prescindere da chi le stia dirigendo, inspiegabilmente hanno la vocazione - o la condanna, secondo i punti di vista - a soccorrere le consorelle in difficoltà. Sono le squadre che possono essere definite le Buone Samaritane del calcio. La Sampdoria è, storicamente a pieno titolo, una Buona Samaritana del calcio. Perdi da cinque partite consecutive? Non vinci da venti? Arriva la Sampdoria e ti rimette in piedi. Se c'è da rivitalizzare le consorelle lacere e contuse, la Sampdoria non manca mai. Le cause non sono mai le stesse. Le giustificazioni - più o meno valide e talvolta validissime - non mancano quasi mai. Chiaro che andare a Cagliari e a Udine con muscoli, giunture e cervelli gonfi di fatica, acciacchi e stress da eccesso di impegni ravvicinati costituisce scusante obiettivamente pesante. Chiaro, tanto per dire, che essere costretti a presentarsi dal primo minuto al Friuli con un centravanti operato al legamento crociato di un ginocchio non più tardi di quattro mesi fa (quarant'anni fa un menisco poteva troncare una carriera) e con una panchina invasa dai ragazzini (Calzolaio, Arnulfo, Soddimo) sia pure di belle speranze, non è il massimo. Quindi, processi a nessuno, a cominciare da Novellino martire. Ma insomma la costante di base è questa, vi piaccia o no.
Ciò detto, non è successo niente di sconvolgente, di irreparabile. Alla vigilia di Natale, quando mancano due turni alla conclusione del girone d'andata, il campionato di serie A si presenta nettamente diviso «in partes tres» come la Gallia di Giulio Cesare, e la Sampdoria è ben assestata nel secondo gruppo dei concorrenti all'Uefa, obiettivamente il «suo» gruppo di partenza, che va da quota 31 a 22, avendo davanti Livorno e Chievo e alle spalle Roma, Lazio, Udinese e Palermo. I punti in saccoccia di Volpi e compagni sono 2 in meno rispetto al campionato scorso, frutto di 10 gol segnati in più e 11 subiti in più, ma se la pausa natalizia risulterà ristoratrice per muscoli e cervelli di Flachi e dintorni non sarà obiettivamente impossibile rimettersi sùbito in pari, domenica 8 gennaio, ospitando il Livorno di Spinelli e Donadoni.
Intanto il Genoa riallunga sullo Spezia (sconfitto a Ravenna!) pur pareggiando in casa (col Teramo). E veramente questo torneo di serie C1 è così modesto che probabilmente il Grifone riuscirebbe a fare primo anche senza rinforzarsi a gennaio. Se rinforzi verranno, e si giura che saranno rinforzi autentici, è sacrosanto che vengano per mettersi a vento, per non correre nemmeno l'infinitesimale rischio di finire nell'insidiosissimo calderone dei play-off nella calura di giugno.
Questo campionato è così modesto da far nascere il sospetto che in cuor suo il Presidente lo abbia preferito alla serie B. Gli abbonati sono stati poco meno di quanti se ne sarebbero sommati in A, e hanno amorevolissimamente accettato di pagare prezzi da serie A. Si son potuti eliminare i troppi elementi dagli ingaggi esagerati per la serie B. Si poteva e si può prevedere in C1 un viaggio sportivamente trionfale, viaggio che, a sostanziale parità di introiti contro spese decisamente più sostenute, la B - con Torino, Atalanta e Catania tra i piedi (più la prevedibile sorpresa di turno, stavolta il Mantova) - avrebbe presumibilmente reso assai meno agevole. Scendere più in basso, cioè, per eliminare le scorie e risalire più in fretta.
Per vero il sospetto - se sbaglio chiedo scusa in anticipo - io l'ho avuto fin dall'inizio, non riuscendo a farmi una ragione, considerati la portata e il malloppo delle accuse, della devastante guerra totale scatenata contro un Palazzo inequivocabilmente a tal punto deciso a far fuori Preziosi da arrivare a scrivere le sentenze in anticipo. Poi ho visti all'opera gli avversari del Grifone nel girone A di serie C1 e il sospetto non mi si è precisamente attenuato. Ho cominciato a pensare che, in fondo in fondo, la scelta della guerra totale non sia stata né cieca né stupida. Magari ne valeva davvero la pena. Soprattutto alla luce del provvidenziale avvento in panchina del pragmatico Vavassori buon padre di famiglia, che il Cielo lo benedica.